Cos’è lo sviluppo sostenibile: definizione, storia e obiettivi

L’espressione è dilagata nel linguaggio quotidiano. L’importanza di un concetto con oltre trent'anni di storia alle spalle

centro culturale Jean-Marie Tjibaou di Renzo Piano

L’hanno definito e declinato in tanti modi. Esistono diverse definizione di sviluppo sostenibile, quello che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
Nel 1987 il concetto fu utilizzato per la prima volta nel rapporto Brundtland (dal nome della presidente della Commissione, la norvegese Gro Harlem Brundtland) per poi essere ripreso dalla Conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’Onu. Nel 1991 un altro importante contributo a questo concetto è arrivato da Herman Daly, docente universitario, noto per essere uno dei maggiori economisti ecologici che, soprattutto dal Dipartimento Ambientale della Banca Mondiale di cui fa parte, ha contribuito a mettere a punto la guida di riferimento alla politica dello sviluppo sostenibile. Fu lui a ricondurre lo sviluppo sostenibile a tre condizioni:

 

  • il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione
  • l’immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell’ambiente non deve superare la capacità di carico dell’ambiente stesso
  • lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo.

Due esempi pratici di sviluppo sostenibile

Energia solare, eolica, geotermica, idrica: le fonti rinnovabili consentono all’uomo di produrre elettricità senza bruciare il serbatoio di risorse energetiche esauribili ( petrolio, carbone, gas ) e senza inquinare. Un’altra via per lo sviluppo sostenibile è il riciclo dei rifiuti per riutilizzare le materie prime in un nuovo ciclo produttivo.

Concept Car della Monash University

Aurora Solaris, concept car con pannello solare

Qual è la normativa di riferimento

Per favorire lo sviluppo sostenibile sono in atto molteplici attività portate avanti sia dalle politiche ambientali dei singoli Stati sia dalle organizzazioni sovranazionali. Nella normativa italiana è stato introdotto il concetto di sviluppo sostenibile nel decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006, laddove si legge (art. 3-quater) che “ogni attività umana giuridicamente rilevante deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile al fine di garantire all’uomo che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future. Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile”.
Sul piano del diritto internazionale il concetto è stato sancito dalla conferenza Onu sull’Ambiente e lo Sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992 alla presenza di 183 Stati: da quell’appuntamento scaturì un nuovo approccio per affrontare le problematiche economiche e ambientali, dal principio precauzionale a quello di “internalizzazione” dei costi ambientali, quello della responsabilità comune ma differenziata e il ricorso alla valutazione di impatto ambientale (Via) ai piani di investimento.

Un mezzo di trasporto Alstom

Ma lo sviluppo sostenibile, per essere conseguito, necessita prima di tutto di una presa di coscienza del cittadino che deve orientare il proprio vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole.

 

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