A Nuova Delhi un murales fatto con lo smog per dire basta all’inquinamento

Un murales di 300 metri quadrati fatto con lo smog per dire stop ai cambiamenti climatici. Lo ha realizzato a Nuova Delhi, “incoronata” nel 2018 come città con il livello di inquinamento atmosferico più alto al mondo (e che è attraversata da un fiume tra i più inquinati del pianeta, lo Yamuna, affluente del Gange), l’artista visivo e ricercatore in ingegneria ambientale italiano Andreco. Su un muro della capitale indiana, precisamente nel distretto artistico di Lodhi, nella colonia di Lodhi (zona al centro-sud di Nuova Delhi), a marzo del 2019 è stata inaugurata la gigantesca opera, che rappresenta l’inquinamento atmosferico attraverso lo stesso inquinamento atmosferico: per dipingerlo l’artista ha infatti usato l’Air-Ink uno speciale inchiostro prodotto dalla condensazione del particolato emesso dai tubi di scappamento delle auto e dai generatori diesel, filtrato fino ad ottenere un pigmento puro a base di carbone. Ad inventarlo è stato un ricercatore del Mit di origine indiana, Anirudh Sharma, che ha fondato poi con altri colleghi la startup Graviky Labs.

 

L’artista e ricercatore romano Andreco mentre dipinge il murales di Nuova Delhi. Ph. Pranav Gohil

 

Il murales di Andreco è una visualizzazione artistica dei dati sull’inquinamento atmosferico, con formule chimiche, grafici e numeri dei centri di ricerca nazionali e internazionali – come l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), gli statunitensi Nasa e Noaa, l’italiano CNR e gli indiani National environmental Engineer Institute (Neeri) e Centre for Science and Environment (Cse) –, e delle “nature based solutions”, cioè soluzioni basate sui processi naturali per risolvere problemi dovuti all’impatto dell’uomo, il tutto insieme a figure simboliche, che rappresentano il passaggio da un ambiente inquinato da fumi tossici e gas serra ad uno pulito, fatto di nuvole candide. In questa transizione gioca un ruolo fondamentale il grande albero (vero) al centro del muro, parte integrante dell’opera.

 

I grafici sul murales che riportano i dati sul riscaldamento globale e sull’azzeramento delle emissioni nette di carbonio che si verificherebbe se il riscaldamento globale venisse limitato a 1,5 °C. Ph. Andreco

 

Ci sono voluti 14 giorni (dal 1° al 14 marzo 2019) a realizzare il murales, che prende il nome di “Climate 05 – Reclaim Air and Water in Delhi” ed è il 5° della serie Climate Art Project, il progetto dell’artista romano che unisce arte, scienza e ambiente con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dei cambiamenti climatici: il primo fu creato a Parigi nel 2015, in occasione della Cop 21, la Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite, e altri 3 sono stati dipinti a Bologna, Bari e Venezia (per la Biennale di Architettura 2018). Per il murales di Delhi Andreco si è ispirato anche al libro dello scrittore indiano Amitav Ghosh “La grande cecità – Il cambiamento climatico e l’impensabile”, agli articoli scritti dalle attiviste ambientaliste Vandana Shiva e Sunita Narain e alle sollecitazioni dei movimenti climatici come “Extinction Rebellion” (fondato nel 2018 nel Regno Unito).

 

 

Andreco ha realizzato il suo progetto indiano all’interno dell’urban art festivalSt+art Delhi 2019” ed è prodotto da St+art India Foundation in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Delhi e supportato da Asian paint, Air Ink e altre organizzazioni. Oltre al murales, “Climate 05 – Reclaim Air and Water in Delhi” ha compreso anche un talk sui cambiamenti climatici una performance collettiva sotto forma di parata che ha coinvolto la popolazione locale, che ha sfilato nel quartiere con canti, slogan e grandi bandiere – create da Andreco – che raffigurano i fiumi Gange e Yamuna e le piante della zona che depurano acqua, aria e terreni dagli inquinanti.

 

La parata contro l’inquinamento organizzata da Andreco con la partecipazione degli abitanti del quartiere di Nuova Delhi dove sorge il murales. Ph Akshat Nauriyal

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