A Prato i tessuti usati hanno una seconda vita

L’economia circolare è il tema del momento: un sistema economico che si rigenera da solo e che valorizza gli scarti come nuove risorse.

L’Europa sta lavorando su questo tema, imponendo un ripensamento generale sulle modalità di produzione in tutti i settori. Il distretto di Prato il riciclo ce l’ha nel DNA: è dalla metà dell’Ottocento che sul territorio vengono riciclati abiti e maglie usate, di lana in particolare. Una competenza acquisita nei decenni, frutto di una conoscenza della materia unica. Sono tante le aziende che sul territorio operano in questa filiera: dalla raccolta, alla cernita, fino alla produzione della fibra riciclata pronta per essere utilizzata in tessuti e filati, ma non solo.

Astri” è l’associazione italiana per il tessile riciclato, nata a Prato nel 2017 e che oggi conta 170 aziende socie. E’ nata per valorizzare un know how e un settore che rischia di essere gravemente ridimensionato: anche se l’economia circolare è di attualità, all’atto pratico, chi opera in questo settore per la normativa gestisce dei rifiuti. Con tutto quello che ne consegue da un punto di vista di obblighi e di oneri. Per le aziende pratesi, invece, gli scarti della lavorazione e gli abiti usati non sono rifiuti, ma materie prime “seconde”: devono essere considerati una risorsa, che deve essere trattata per tornare ad essere materia da utilizzare. Secondo un’indagine svolta da Astri, nel 2017 nel distretto di Prato sono state trasformate 142 milioni di kg di materie prime tessili seconde: è infatti proprio questa la definizione che secondo Astri è la più adeguata a qualificare i prodotti che vengono trattati a Prato.

Photocredit “Astri”

 

Dobbiamo impegnarci perché ci venga riconosciuto un ruolo virtuoso in quello che facciamo. – commenta Fabrizio Tesi, presidente dell’associazione – Deve essere fatta chiarezza, perché noi non lavoriamo rifiuti, ma prodotti che possono essere riusati e riciclati, evitando l’uso di risorse vergini e l’impatto ambientale dell’incenerimento in discarica”.

Il ciclo della lavorazione che trasforma lo scarto in fibra pronta per essere nuovamente utilizzato è un percorso straordinario, reso possibile dalla competenza di chi lavora nel settore. Si comincia dalla cernita, che seleziona gli abiti usati: vengono scelti quelli destinati ai mercati di seconda mano, mentre gli altri vengono divisi per materiale. La lavorazione continua poi con i materiali in lana, che vengono selezionati per colore e ai quali vengono rimossi zip, bottoni, etichette. Perché un’altra caratteristica di questa lavorazione è che la fibra rigenerata è già colorata dalla precedente lavorazione e non è quindi necessario tingerla nuovamente. I materiali che vengono riutilizzati non sono solo gli abiti usati, ma anche gli scarti di lavorazione di filature, tessiture, confezioni. Non si butta via niente, ogni materiale ha un suo canale di destinazione.

Astri si sta impegnando, lavorando con tutte le forze politiche e a tutti i livelli, dal locale a quello nazionale, perché anche l’Italia si doti di una normativa sull’end of waste. E’ un passo fondamentale per definire in maniera chiara quando un prodotto perde la qualifica di rifiuto per acquisire quella di prodotto, tornando quindi a poter essere immesso nel processo produttivo.

Photocredit “Astri”

 

Il fast fashion, con la produzione di abiti che vengono immessi continuamente sul mercato sta creando una vera e propria emergenza ambientale. L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo, non solo tenendo conto delle sostanze che vengono consumate e immesse nell’ambiente durante il processo di produzione, ma anche anche a causa della massa di rifiuti che questo modello di consumo sta producendo. Rifiuti che poi nella gran parte dei casi finiscono in discarica, per l’incenerimento. Eppure, la recente normativa approvata dall’Unione Europea sull’economia circolare vieta l’incenerimento dei materiali che possono essere riutilizzati. E qui arriva il paradosso: com’è possibile che allora per le aziende di Prato che fanno storicamente questo lavoro da decenni, sia così complicato continuare la propria attività?

L’impegno è quello di rimuovere quegli ostacoli soprattutto burocratici e normativi che rendono molto complicato portare avanti la nostra attività,  portando le nostre istanze di fronte a chi può intervenire sulla normativa – continua Tesi – è in gioco la sopravvivenza del settore, perché ci sono aziende che hanno grande difficoltà ad andare avanti in questo contesto”.

 

 

Nell’immagine di copertina Photocredit “Astri”

 

 

Fabrizio Tesi e Silvia Gambi

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