23 Febbraio 2018 4 min di lettura

Quando gli elementi naturali come sole, vento, acqua e terreno diventano fondamentali per realizzare edifici termicamente efficienti.
23 Febbraio 2018 4 min di lettura
Se ne parla sempre più frequentemente durante convegni e nei bandi di concorso di progettazione. Si scrive architettura bioclimatica, si legge manufatto ‘climaticamente responsabile’. Dove sole, acqua, terreno e vegetazione vanno a braccetto per favorire un nuovo approccio di architettura, capace di interagire con le dinamiche del clima e di sfruttare le opportunità offerte dalla collocazione geografica degli edifici, puntando sul risparmio energetico attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili.
Innanzitutto un esperto di architettura bioclimatica si preoccupa di controllare il microclima domestico, sfruttando gli elementi naturali e studiando strategie ‘passive’ che servono a ottimizzare l’interscambiabilità termica fra gli edifici e l’ambiente circostante. Nell’ottica di una ‘autosufficienza’ della casa in cui si vive, occorre avere ben presente la localizzazione e l’orientamento dell’immobile, affinché quest’ultimo sia congeniale ai cambiamenti stagionali.
Per intendersi, in inverno l’architettura bioclimatica deve favorire l’esposizione ai raggi solari per riscaldare gli spazi interni giocando la carta dell’isolamento termico mentre in estate occorre ombreggiare e favorire il più possibile la ventilazione naturale interna dell’edificio. Utile per ridurre la spesa energetica legata al riscaldamento e al raffreddamento, l’isolamento termico è il risultato di una tecnica di coibentazione grazie a un cappotto termico installato sulle pareti (o, in alternativa, sulla soffitta e sugli infissi) e realizzato con specifici materiali.
Secondo l’Agenzia per la protezione ambientale statunitense, con l’espressione ‘green building’ s’intende la pratica di edificare secondo processi ecologicamente responsabili ed efficienti, a partire dalla scelta del luogo, passando attraverso le fasi di progettazione, costruzione e manutenzione. Uno degli obiettivi dell’architettura bioclimatica è quello di ridurre l’impatto ambientale, sociale ed economico, cogliendo così tre tipologie di vantaggi. Vediamo quali sono:
Quando si parla di architettura bioclimatica un esempio vale più di mille parole per cogliere la filosofia di questo nuovo approccio sostenibile del costruire. Per questo vi proponiamo tre casi significativi in Spagna, Francia e Italia.
L’architetto spagnolo Marià Castelló Martínez ha progettato una casa bioclimatica di 70 metri quadrati sfruttando i venti, l’esposizione al sole e l’acqua piovana. L’intervento, concluso nel 2016, predilige una progettazione bioclimatica pensata per sfruttare il ricambio dell’aria regalando temperature fresche in estate.
Prototipo di architettura bioclimatica in legno che azzera i consumi energetici grazie alla progettazione passiva e a un efficace cappotto d’involucro. Progettata dagli architetti di Tectoniques, Villa B fu inaugurata nel 2013 a pochi chilometri dal centro di Lione. Un parallelepipedo di legno orientato nord-sud che sfrutta le caratteristiche naturali del legno per abbattere le dispersioni termiche.
Ricostruire in modo ecocompatibile dalle macerie si può. Energy Box è un intervento realizzato nel 2013 dall’architetto Pierluigi Bonomo che ha consentito di rivestire in pannelli di legno lamellare CLT (Cross Laminated Timber) una vecchia struttura in mattoni danneggiata durante il terremoto del 2009. L’edificio è stato attrezzato con le tecnologie più moderne per la produzione di fonti rinnovabili abbattendo i consumi energetici.
Il Manuale di architettura bioclimatica di Cristina Benedetti, pubblicato da Maggioli Editore nel lontano 1994, rappresenta uno dei primi, compiuti, tentativi di spiegare l’architettura bioclimatica agli addetti ai lavori. Il volume dà ampio spazio a temi come la climatologia e la meteorologia, sottolineando le varie interazioni fra urbanistica e architettura in campo bioclimatico. Un altro strumento utile per inquadrare l’argomento è il libro intitolato Progettazione bioclimatica per l’architettura mediterranea, scritto da Alessandro Rogora e pubblicato da Wolters Kluwer Italia (2012), un manuale di nuova generazione che tiene conto non solo delle tecnologie più avanzate ma anche della geografia dei luoghi dove vengono progettati e costruiti gli edifici in chiave bioclimatica.
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