Sophie Stallini

Qualità dell’aria. Anter firma una nuova ricerca

La novità di “SalviAmo il Respiro della Terra 2018”. Sophie Stallini, responsabile dei Rapporti Istituzionali di Anter, ci spiega il progetto

L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) riporta oltre 100 patologie ascritte all’inquinamento dell’aria, il cosiddetto “killer invisibile”. Con l’edizione 2018 di SalviAmo il Respiro della Terra Anter si è dato come obiettivo il monitoraggio dell’esposizione dei bambini alle polveri sottili e ultrafini negli ambienti chiusi, e ha avviato una ricerca scientifica, unica in Italia per l’ampiezza del raggio di analisi, per valutare i rischi sanitari cui tutti i giorni sono esposti i bambini, semplicemente respirando. Ne parliamo con Sophie Stallini, responsabile Anter dei Rapporti Istituzionali.

 

Dottoressa, ci spiega i perché di questo interesse così specifico? E, soprattutto, perché la vostra ricerca si catalizza sul rilevamento delle polveri ultrafini negli ambienti indoor?

Gli studi dedicati all’inquinamento esterno sono numerosi; meno nota è la situazione degli ambienti confinati, dove trascorriamo oltre l’80% del nostro tempo. In Italia e in Europa servono oggi dati relativi a questi ambienti, caratterizzati dalla presenza di polveri nanometriche o ultrafini. Da qui, la determinazione di Anter a promuovere un’indagine sulla qualità dell’aria per dipanare la situazione, creando consapevolezza sul problema e, magari, limitarne l’impatto.

 

Anter si era già interessata a questo problema in precedenza?

Anter ha iniziato a interessarsi di qualità dell’aria già dalla seconda edizione di SalviAmo il Respiro della Terra, nel 2017. Infatti in quella sede, a Bologna, in concomitanza con il Vertice del G7 Ambiente 2017, furono discusse le conseguenze dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei bambini: Anter e la FIMP vi erano in effetti andate insieme.

 

Anter dà il via a uno studio sulle polveri ultrafini negli ambienti chiusi dove vivono i bambini. In collaborazione con l’Università di Cassino e grazie al finanziamento di NWG Energia

 

Salviamo il Respiro della Terra 2018

SalviAmo il Respiro della Terra 2018

 

Il Progetto cosa prevede e come si articolerà?

Il Progetto partirà a settembre perché è realizzato in collaborazione con le scuole. Consisterà nel misurare l’aria negli ambienti vissuti tutti i giorni dai bambini, con appunto una spiccata attenzione alle polveri ultrafini. Iniziamo con tre istituti scolastici a Parma, Roma e Salerno. Con questa dislocazione geografica riusciamo a monitorare il nord, il centro e il sud Italia. Le adesioni sono volontarie, prima di dare l’avvio concreto al progetto, incontreremo insegnanti e genitori per informarli e formarli sui contenuti e sui metodi.

 

Chi è il partner scientifico del Progetto?

Lo studio verrà eseguito dall’Università di Cassino che ha già partecipato a diverse indagini internazionali sull’inquinamento atmosferico.

 

Ci spiega il metodo con il quale saranno condotti i rilevamenti?

Affideremo ai bambini un dispositivo un po’ più grande di un cellulare che analizzerà l’aria respirata. Ne abbiamo tre, uno per ogni scuola coinvolta. Ogni bambino lo porterà con sé per 24 ore, poi lo consegnerà successivamente a un compagno che farà altrettanto, e via dicendo. Il risultato finale delle misurazioni, giorno dopo giorno, sarà dato dalla media dei valori singolarmente rilevati per ogni bambino. Verranno effettuate due campagne di misurazione dell’aria, d’inverno e d’estate, per ottenere anche in questo caso una media dei valori. Sappiamo infatti che l’inquinamento atmosferico è più pregnante d’inverno, quando le attività antropiche tendono a produrre più polveri, e lo è meno d’estate.

 

Questo monitoraggio porterà anche a sfatare dei luoghi comuni e delle sicurezze. Quali sono i primi riscontri più eclatanti?

Le polveri ultrafini, rispetto alle più famose polveri sottili, sono mille volte più piccole e riescono a penetrare nelle cellule. Le polveri ultrafini sono prodotte da varie fonti di combustione, quella degli autoveicoli diesel per esempio, ma anche da attività quotidiane come l’utilizzo dei fornelli a gas in cucina, camini, stufe a pellet e candele. Poiché oggi trascorriamo l’80% del nostro tempo in ambienti chiusi, un contributo rilevante alla dose giornaliera di polveri deriva dai cosiddetti ambienti indoor. Le polveri ultrafini sono poco conosciute e le loro emissioni non sono ancora regolamentate.

 

Sophie Stallini e il Presidente di Anter Antonio Rainone

 

Il rimedio più immediato e possibile per ridurre le ultrafini negli ambienti chiusi?

Sembra che siano efficaci l’impiego di sistemi di aerazione meccanica controllata, come si usa nel nord Europa, che permettono il ricambio e il filtraggio costante dell’aria, ma anche l’utilizzo sistematico di una cappa quando si cucina. Riuscire a non disperdere il caldo d’inverno e mantenere gli edifici freschi d’estate significa limitare l’uso delle energie. Questo sarebbe già un grande passo in avanti. E poi altre buone pratiche come la manutenzione della caldaia che è prevista dalla legge ma che ancora oggi non tutti fanno, che permette di ridurre sensibilmente l’inquinamento atmosferico, in questo caso outdoor.

 

Quanto è legato il problema della qualità dell’aria al tema delle energie rinnovabili rispetto alle quali Anter è motore di tutela, informazione e promozione?

Se tutti decidessimo di usare energie 100% green anziché carbone, petrolio o biomasse, riusciremmo insieme a migliorare la qualità dell’aria. La volontà di informare e tutelare i cittadini di cui si preoccupa Anter si estende a tutte le pratiche che mettono a rischio la qualità dell’aria per rendere tutti consapevoli di un problema di enorme portata, ma del quale si parla troppo poco a livello di cittadinanza e a livello di Sistema Paese. Per questo dobbiamo far sentire le nostre voci, nessun governo farà mai niente che il cittadino non chieda.

 

I risultati di questo progetto Anter, quando saranno resi noti e in che modo?

Saranno resi noti nel web magazine anteritalia.org come in pubblicazioni scientifiche, alla fine del primo ciclo di misurazioni, inverno 2018 – estate 2019, e dopo un periodo di analisi dei dati da parte dell’Università di Cassino, perché non è sufficiente avere i dati, occorre anche saperli leggere e analizzare. Forse già intorno a maggio dell’anno prossimo potrebbero esserci le prime, interessanti comunicazioni da fare.

 

Chi finanzia la ricerca?

La fase di start up di questa ricerca è finanziata da NWG Energia, prima Società Benefit e Bcorp nel settore dell’energia in Italia.

 

Che cosa fa lei, dottoressa Stallini, per tutelarsi dall’inquinamento dell’aria?

Non fumo, non uso piastre a gas per cucinare, per spostarmi vado a piedi, uso la bicicletta e prediligo i mezzi pubblici. In poche parole, cerco di avere una vita sana e limitare al massimo l’uso dell’automobile.

 

 

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