Report dell’Attività di ricerca “Monitoraggio dell’esposizione alle polveri ultrafini in tre scuole italiane”

Realizzato dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Meccanica dell'Università di Cassino, promosso da ANTER e finanziato da NWG ENERGIA Società Benefit.

Il metodo della ricerca e i risultati

Supportata dai continui progressi nel settore delle nanotecnologie, nello sviluppo di metodologie di misura e caratterizzazione dell’aerosol, la ricerca nel campo ambientale e medico ha avuto modo di approfondire la correlazione tra la salute umana e le concentrazioni di particelle misurate in diversi microambienti. In realtà, non c’è ancora unanime accordo nella comunità scientifica su quale composizione chimica o taglia dimensionale (polveri ultrafini, fini o grossolane) delle particelle possa causare conseguenze più dannose alla salute dell’uomo.

Ad ogni modo, le nuove frontiere della ricerca in campo epidemiologico e tecnico-scientifico hanno indotto a ridefinire, nel tempo, gli standard di qualità dell’aria spostando l’interesse dei legislatori dalle polveri totali sospese (PTS) al PM10 e probabilmente, in un futuro ormai prossimo, dalle polveri fini (PM2.5) alle ultrafini (UFP).

Se dal punto di vista legislativo la qualità dell’aria è ancora associata alle polveri fini e grossolane, sono ormai molteplici gli studi scientifici atti alla caratterizzazione delle polveri sub-micrometriche ed ultrafini in diversi microambienti indoor e outdoor. L’obiettivo dello studio è stato quello di valutare di valutare l’esposizione alle particelle ultrafini dei bambini e ragazzi che frequentano scuole primarie e secondarie di I grado in tre diverse città italiane: Roma, Salerno e Parma.

Tale obiettivo è stato perseguito mediante campagne sperimentali volte a misurare le concentrazioni di polveri ultrafini, su scala personale, monitorando ca 60 studenti h24 (con l’ausilio di contatori di particelle portatili a diffusion charging) durante tutta la durata della campagna. Dai dati raccolti a seguito della campagna sperimentale (grazie alla compilazione dei diari di attività) svolte nelle tre scuole italiane è emerso che la maggior parte del tempo viene impiegato per attività svolte in ambienti indoor, indifferentemente dalla campagna sperimentale considerata.

La ricerca ha evidenziato elevati valori di concentrazione in numero di particelle negli ambienti comunemente frequentati dai bambini e dai ragazzi coinvolti nelle campagne sperimentali, ambienti sia indoor che outdoor. Inoltre, si nota una forte influenza dell’esposizioni a particelle aerodisperse in ambienti indoor rispetto a quelle degli ambienti outdoor, dovuto non solo al tempo che si dedica a questo tipo di attività, che si è riscontrato essere superiore al 90% della giornata, ma dovuto anche ad una questione di elevati valori di concentrazione dovute alla presenza di possibili sorgenti di polveri ultrafini (come ad esempio le attività di cucina o la vicinanza a fonti di inquinamento da particelle ultrafini o strade con una densità veicolare molto elevata).

Per di più si è riscontrata un’alta dose ricevuta di particelle mostrando differenze, anche influenti, tra le tre campagne sperimentali svolte. Il maggior contributo all’esposizione media giornaliera in termini di dose ricevuta di particelle ultrafini è attribuibile ad attività svolte in ambienti chiusi, come ad esempio attività di cucina nel microambiente Cooking/Eating o anche nel microambiente School dovuto alla vicinanza con sorgenti di particelle ultrafini. Sono le attività svolte in casa che determinano i maggiori contributi sull’esposizione media giornaliera in termini di dose ricevuta di particelle aerodisperse inalate arrivando a valori che vanno dal 75- 89%.


Tabelle tratta dal report “Monitoraggio dell’esposizione alle polveri ultrafini in tre scuole italiane”

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