Il nostro bisogno di sognare

Non sostenibili ma positivi: il pensiero di Fabrice Leclerc

“Non c’è più povero di chi sveglia solo per fare soldi”. Parola di Fabrice Leclerc, che ha guidato multinazionali del calibro di L’Oreal e General Mills. Oggi insegna Fashion Experience and Design alla Bocconi ed è consulente per l’innovazione tra l’altro di Nazioni Unite, Sky e Nespresso.

“Gli uomini, tutti gli uomini, hanno un sogno: vivere a lungo e vivere felici”. Sono parole sue. Quando il consumismo si è rivelato fallimentare per questo sogno?

Quando abbiamo avuto accesso all’informazione attraverso i social network, la rete ma anche la tv. Quando abbiamo capito che vivere in un pianeta con l’acqua pura, l’aria pura, la terra non inquinata è la base di tutto e che i nostri modelli di riferimento ci avevano condotto nella direzione opposta.

Dove abbiamo sbagliato di più?

Le cause principali del global warming sono la continua volontà di costruire a scapito della natura, il consumo di carne e i trasporti. E’ stato il nostro sistema produttivo a dar vita a un sistema distruttivo. Oggi abbiamo capito se scegli una insalata bio di un produttore locale invece di una insalata transgenica che viene dalla Cina il tuo euro ha un significato diverso.

Una costante crescita in linea retta sostituita da un modello di crescita circolare, che segue e rispetta il design rotondo del nostro pianeta. Ci spiega questa affermazione?

I modelli produttivi della old economy possono essere rappresentati da una linea retta di costante crescita. Ma non sono applicabili al nostro pianeta, dal design rotondo. I sistemi di business rotondi sono performantirispetto al profitto, ma anche nei confronti dell’essere umano e dell’ambiente.

Questa svolta green parte dal basso, dalla gente comune?

Sì, è una specie di network. E può arrivare ad avere una forza pari a una struttura governativa. E’ la “we revolution”, è la “me revolution” con una energia che può contrastare lo strapotere delle multinazionali.

C’è una parola del ‘nuovo vocabolario’ che lei non ama: sostenibile. Perché?

Abbiamo bisogno, come essere umani, di sognare, di pensare che possiamo creare un posto migliore. Sostenibile significa rimanere a zero, nessuno vuole stare a zero. Inoltre siamo stati negativi e per molto tempo: per compensare un sistema malato occorre positività immediata.

Patagonia è l’azienda più verde al mondo, con un approccio etico a prodotto e produzione. E’ un esempio che lei cita spesso nei suoi interventi. Perché si tratta di un caso eccezionale?

Esistono altri casi di uguale portata a livello internazionale. Il caso di Patagonia è eccezionale perché esiste da 40 anni, oltre a essere una delle sport-company più potenti del mondo. Il fondatore è stato uno dei primi a capire che un’azienda è competitiva proprio grazie a coloro che ci lavorano.

Non è facile essere sostenibili, richiede un grosso investimento, economico e di energie. Cosa direbbe a uno scettico per convincerlo?

Io faccio spesso l’esempio del Titanic. Non si è salvato chi ha continuato a ballare e a guardare la bellezza dei cristalli nei saloni. Si sono salvati coloro che hanno scelto di buttarsi, anche con mezzi di fortuna.

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