Alce nero: l’AD Monti illustra la sostenibilità dell’azienda agricola

Cibo vero che faccia bene: questa la mission del gruppo emiliano che riunisce più di mille tra agricoltori e apicoltori. La scelta del biologico dal 1978.

Alce Nero riunisce agricoltori, apicoltori e trasformatori biologici, più di 1.000 in Italia, 14.000 nel mondo. L’avventura è iniziata nel 1978 e da allora la mission è quella di produrre cibo proveniente da campagne libere da chimica e pesticidi, custodite e coltivate ogni giorno con rispetto.

Risponde alla domande di Anter Massimo Monti, amministratore delegato di Alce Nero.

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La mission di Alce Nero

Cosa significa oggi essere coltivatori biologici?

Il coltivatore biologico oggi è più giovane del coltivatore tradizionale e ha un’azienda agricola di dimensione più grandi dell’azienda tradizionale: l’agricoltura biologica infatti è fatta senza chimica, quindi come si faceva 60 anni fa, ma per essere sostenibile dal punto di vista economico deve avere grandi dimensioni, in più l’agricoltore biologico deve essere preparato e competente perché utilizza tecniche mediamente più complesse. E’ necessario andare oltre l’immagine naif del coltivatore biologico con la vanga in spalla!

 

Dagli anni ’70 ad oggi cosa è cambiato in Alce Nero?

Innanzitutto sono cambiate le persone e la natura giuridica della società. Ma soprattutto è cambiato l’approccio del pubblico al prodotto biologico, che non è più solo qualcosa di nicchia appannaggio di poche botteghe e pochi compratori.

 

La sostenibilità ambientale per Alce Nero

Come si articola nel vostro caso la sostenibilità ambientale?

Il nostro maggior contributo all’ambiente è l’impegno a convertire più ettari possibile all’agricoltura biologica. Recuperare terre abbandonate e comunque sfruttarle secondo un approccio biologico significa già rispettare l’ambiente. L’altro nostro grande vanto è il modello imprenditoriale: siamo la dimostrazione che che si può fare cibo in un certo modo raggiungendo ottimi risultati economici e imprenditoriali. E’ chiaro che un’impresa agricola biologica nasce perché l’imprenditore ci crede dal punto di vista ambientale e da quello della salute, ma poi deve esserci anche un risultato economico.

 

Il magazine di Anter  dedica spazio al racconto di aziende green, quanto sono importanti occasioni del genere?

Quello che viviamo è un momento complesso: il mercato cambia, la situazione politicaè complessa e non sempre c’è attenzione al nostro settore. Sull’evoluzione dell’attenzione sociale sono un po’ sconfortato: per questo sono certo che tutto sia utile per sensibilizzare e far conoscere. C’è grande bisogno di informazione, soprattutto informazione seria, tecnica, specializzata. Il consumatore è maturato molto, infatti il biologico è cresciuto, ma c’è ancora tanta strada da fare.

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Quali prospettive immaginate nel settore alimentare, in riferimento all’utilizzo di energie rinnovabili e politiche ecofriendly?

Ci sono ancora molte cose su cui lavorare, il margine di miglioramento è alto. Mi vengono per esempio in mente gli imballi, sui quali al momento non abbiamo ancora grossa voce in capitolo, ma che sono importanti. Ci sono grandi innovazioni tecnologiche non ancora collegate immediatamente alle energie rinnovabili che però portano ad una maggiore efficienza e che possono essere ecofriendly: penso al monitoraggio delle necessità idriche o a quelle di pesticidi o fertilizzanti, in modo da intervenire con la minor quantità possibile di coadiuvanti, per quanto biologici.

 

Alce Nero sta per costruire il suo campus, a San Lazzaro, dimostrando di impegnarsi per la riqualificazione urbana e la de-cementificazione. Perché un impegno di questo genere? Sapete già che materiali verranno privilegiati e con quali obiettivi?

Il progetto è già fatto, speriamo che i lavori inizino entro pochi mesi. Utilizzeremo molto legno, la struttura sarà energeticamente autosufficiente,grazie a pannelli solari e al riciclo dell’acqua. Il parco auto sarà composto da 30 unità ibride. In più ci siamo impegnati per una riqualificazione urbana, il comune di San Lazzaro è molto attento su questo fronte: ci installeremo in un vecchio archivio comunale abbandonato che sarà in parte riconvertito, speriamo che questo intervento sia da traino per tutta l’area. Sarà un intervento importante per il tessuto locale, l’altro aspetto rilevante è che la sede sia piacevole per le persone che ci lavorano.

 

Responsabilità Sociale delle Aziende: come viene vissuta e sperimentata da Alce Nero?

Poniamo attenzione al benessere dei lavoratori e cerchiamo di essere un traino positivo per l’area locale. Il grande quesito è se la responsabilità sociale sia un fine o un mezzo. Non è facile capirlo: un’azienda imprenditoriale deve creare valore dal punto di vista economico, poi è evidente che questo non può essere tutto, deve esserci un aumento di valore per la società. Questo diventa anche un mezzo di promozione. Deve esserci equilibrio: un’azienda deve creare profitto, creare lavoro, meglio se piacevole, meglio se fa bene all’ambiente. A questo punto è indifferente che questa scelta sia un fine o un mezzo: si è innescato un circolo virtuoso.

 

 

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