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Bruxelles, stop alla plastica monouso dal 2021. E i medical devices?

Ecco la lista dei divieti che servono a ridurre l’inquinamento nei mari: si salvano i cerotti

Più che una “guerra” contro la plastica suona come una “battaglia”. Innanzitutto ben venga la direttiva recentemente approvata dall’Unione Europea: alla fine di marzo, il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di misure che vieterà entro il 2021 oggetti di plastica monouso. La riforma, che sarà applicata in modo uniforme in tutti i Paesi membri, punta a ridurre i costi dell’inquinamento nei mari di 22 miliardi di euro da qui al 2030.

La sede del Parlamento europeo

Il testo di legge

La direttiva comunitaria, che ora dovrà declinarsi a livello nazionale, si ispira all’equazione che “chi inquina paga”. Approvato con 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni, il testo stabilisce una serie di obiettivi. Andiamo con gradualità. Entro il 2029, il 90% delle bottiglie di plastica dovrà essere raccolto separatamente. Entro il 2025, il 25% delle medesime dovrà contenere mantenere materiale riciclato, il 30% entro il 2030. Il fatto è che Bruxelles ha messo sì al bando i piatti di plastica, “salvando” però i bicchieri. Con 1 miliardo di fatturato per circa 30 aziende e 3mila addetti, l’Italia è a livello europeo il più grande produttore di stoviglie di plastica: piatti, bicchieri e posate.

 

Cosa si vieta e non si vieta

Addio a posate e piatti di plastica, cannucce, bastoncini per palloni gonfiabili e bastoncini cotonati. Il destino è segnato anche per le palette dei cocktail, sacchetti di plastica osso-degradabile, contenitori di polistirolo per alimenti. La direttiva risparmia i prodotti biodegradabili, come piatti di cartone o di plastica compostabile oppure i bastoncini cotonati realizzati in cellulosa come i Cotton Fioc. E fra i bicchieri, la direttiva mette al bando solo i contenitori per liquidi a base di polistirolo espanso, ovvero quelli di schiuma usati soprattutto negli Stati Uniti per bere il caffè senza scottarsi le mani. Semaforo verde per tutti gli altri bicchieri di plastica, come quelli bianchi di polistirolo sottile, quelli che scricchiolano fra le dita, oppure quelli trasparenti di polipropilene. Le maglie del provvedimento UE risultano dunque piuttosto “larghe”. Via libera anche per altre plastica usa e getta come i flaconi di ammorbidente, le bottiglie di acqua minerale, i tubetti del dentifricio, le bottiglie di bevande dolci, le spugne di microfibra per cucina, i flaconi di detersivo, le cialde del caffè espresso, le buste delle patatine, i sacchi per l’immondizia, i vasetti dello yogurt, le bottigliette di salsa, maionese e ketchup.

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Al bando la plastica monouso dal 2021 ph. it.euronews.com

Cosa accadrà ai medical devices

 L’emergenza ambientale è diventata un tema centrale anche per le aziende del farmaceutico, a partire dalle modalità di smaltimento dei rifiuti sanitari e medical devices. Secondo l’ultimo dossier GreenItaly 2017, redatto da Unioncamere e Fondazione Symbola, sono deludenti i risultati nella gestione dei rifiuti nel comparto farmaceutico.  Diverse realtà del settore healthcare stanno investendo per contenere gli sprechi, a partire dalla produzione di farmaci ecocompatibili. Vengono stilati protocolli rigidi sullo smaltimento dei rifiuti nel settore: ne sono un esempio le etichette con la dicitura “sostanza pericolosa”. Il punto è che manca una regolamentazione specifica a livello internazionale. E allo smaltimento dei rifiuti nel farmaceutico e all’impatto ambientale che ne deriva viene dato poco spazio. Capitolo a parte meritano i dispositivi utilizzati nel settore medico e dentale. Potranno rimanere in commercio, solo a determinate condizioni. I dispositivi medici già in commercio, infatti, dovranno ottenere una nuova classificazione. Si tratta di adempimenti impegnativi ma, senza la nuova certificazione, i dispositivi in commercio non potranno più essere commercializzati a partire dal 2020. Nell’elenco dei prodotti interessati dal divieto comunitario delle plastiche monouso, non rientrano però i cerotti.

 

ph. cover: www.tpi.it

 

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