Cercasi coccinelle da guardia per proteggere l’ambiente

1/3 delle emissioni di gas serra vengono dalla produzione agricola. L’inquinamento delle acque è principalmente da attribuirsi all’uso di insetticidi in ambito agricolo.  Ci vorrebbe un super-coleottero a difesa dell’ambiente!

La bella notizia arriva da una piccola cittadina nel nord ovest della Francia dove vive un covo di irriducibili Galli che crede ancora nell’ambiente.  Con l’inizio della primavera e la fioriutra delle prime colture, a Caen, in Normandia, il sindaco ha disposto la distribuzione, dal 19 Aprile al 5 Luglio, in forma gratuita, a chiunque ne faccia richiesta, di larve di coccinella.

 

I coleotteri che, secondo le credenze popolari, portano fortuna, sono un’eccezionale risorsa naturale per combattere la piaga degli insetti fitofagi.
Infatti, a differenza dei loro omologhi, le coccinelle non si nutrono di piante, ma di insetti stessi, sono cioè entomofagi. Alcune, le coccinelle asiatiche per esempio, sono così voraci che mangiano anche le larve delle proprie cugine.
Va da sé, quindi, che le coccinelle possano essere utilizzate da chi crede che un’agricoltura senza appestanti sia possibile.

Sono in crescita esponenziale i blog di agricoltura biologica che sottolineano l’importanza delle coccinelle e danno consigli per ricreare l’habitat necessario al loro sviluppo: il tarassaco, la potentilla o l’ortica, per esempio, sono le piante che prediligono.

Il business delle coccinelle

Nei paesi Nord europei e negli USA, le coccinelle sono diventate uno dei settori di punta della Bioeconomia. Esistono infatti aziende agricole che allevano le coccinelle per venderle in confezioni da cento  larve.
Sembrerebbe un business redditizio. Infatti, secondo alcune stime, per proteggere un acro di terreno servirebbero circa 72 mila coccinelle.

C’è bisogno di agricoltura sostenibile

Il rapporto “pesticidi nelle acque 2015-2016”, pubblicato da ISPRA a maggio 2018, mette in risalto che “in Italia si utilizzano ogni anno più di 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari, mentre non si hanno informazioni adeguate sui biocidi impiegati in tanti settori di attività. […] Nel 2016, in particolare, sono stati rilevati pesticidi nel 67,0% dei punti delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee. Sempre più evidente è la presenza di miscele, con un numero medio di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze in un singolo campione.”

Emerge dal rapporto un settore agricolo sempre più dipendente da insetticidi e prodotti fitosanitari, sintetizzati in laboratorio, lontano dalla propagandata ed agognata agricoltura bio.

Dunque, ricorrere alle coccinelle potrebbe essere una soluzione che favorirebbe la sostenibilità del settore, ma anche le economie locali. In Emilia-Romagna alcune imprese, come la Bioplanet di Cesena, hanno, infatti, incentrato il loro business sulla vendita di insetticidi naturali e stanno avendo ottimi risultati di vendita.
Insomma, rendere l’agricoltura sostenibile è una delle tante soluzioni per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e salvarci da catastrofiche conseguenze.

 

 

Pasquale Pagano

®Eco_Design WebMagazine

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