Dal PET alle batterie. Scoperta una nuova tecnica di riciclo della plastica

Un team di ricercatori americani ha sviluppato una tecnologia in grado di trasformare il PET in materiali utili all’accumulo energetico

I ricercatori della Purdue University, in Indiana (USA), sono riusciti a mettere a punto una tecnica molto promettente, per trasformare i rifiuti plastici di polietilene tereftalato (il famoso PET) in componenti per le batterie.

Un’ennesima dimostrazione dell’utilità e delle potenzialità del riciclo e della raccolta differenziata della plastica.

Un tema cruciale per la sfida ambientale che ci troviamo ad affrontare e che pone il tema della plastica nella giusta luce. Il problema dell’inquinamento che la riguarda, infatti, non è dovuto al materiale in sé, ma alla nostra incapacità di smaltirlo e di gestirlo nel modo corretto.

Si stima, infatti, che soltanto il 10-15% delle materie plastiche generate nel mondo venga recuperato. Mentre il resto finisce incenerito, accumulato in discarica o, peggio, nei nostri oceani (che inghiottiscono dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica all’anno).

 

PET, perché è un materiale pregiato

Leggero, flessibile, infrangibile e adatto agli usi alimentari, il PET è uno dei polimeri più diffusi al mondo, nonché uno dei più facilmente riciclabili.

Appartenente alla famiglia dei poliesteri, il PET ha infatti il vantaggio di essere riciclabile al cento per cento e di non perdere le sue proprietà fondamentali durante il processo di recupero.

Una caratteristica che spinge i ricercatori a continuare a  studiare nuovi metodi e tecniche per poterlo sfruttare al meglio, trasformandolo – anche ripetutamente – in altri prodotti pregiati. Dalle bottiglie per l’acqua oggi per esempio si ottengono materiali innovativi, sfruttati nell’edilizia, nel tessile, per accessori (come occhiali da sole) e per prodotti di design.

La scoperta della Purdue University

Qui arriviamo alla scoperta fatta dal gruppo di lavoro della Purdue Univeristy,guidato da Vilas Pol, professore associato di ingegneria chimica Purdue, che da anni lavora per sviluppare nuove tecnologie finalizzate all’accumulo energetico, e quindi per le batterie.

In particolare, Pol insieme al suo team stava cercando il modo di sintetizzare il tereftalato di disodio, come potenziale materiale anodico nelle batterie a ioni di litio o di sodio. Questa piccola molecola organica, infatti, offre prestazioni elettrochimiche impressionanti e ha un impatto ambientale più contenuto rispetto alla grafite (ovvero il materiale oggi più comune negli elettrodi in uso per le batterie).

I loro studi li hanno condotti dritti al PET.

Riducendo i suoi rifiuti plastici in scaglie e processandoli con un semplice forno a microonde, gli scienziati sono riusciti a convertirli in pochissimo tempo in “fiori” di disodio tereftalato ad alta purezza. Quello che stavano cercando.

“L’applicabilità della tecnica a microonde alle reazioni organiche ha attirato parecchie attenzioni negli ultimi tempi grazie al vantaggio della rapidità del processo”, ha affermato Pol. “Abbiamo realizzato la completa conversione del PET in disodio tereftalato in appena 120 secondi, grazie ad un tipico forno a microonde per uso domestico”.

Una scoperta che aggiunge nuovi scenari al riciclo della plastica e alla produzione di batterie per il campo della rinnovabili. Come spiegato dall’ingegner Pol:

 “Stiamo dando un contributo per la crescita in atto nella conversione e nello stoccaggio di energia rinnovabile, che deriva dalla crescente attenzione della società rispetto ai cambiamenti climatici e al limite delle risorse energetiche”.

Una tecnologia promettente, dunque, e che utilizza “materiali economici, sostenibili e riciclabili”, nelle parole del ricercatore, che ne sottolinea la potenzialità, dovuta all’abbondanza del sodio e ai bassi costi di queste unità d’accumulo

I risultati della ricerca sono stati pubblicati e sono consultabili su ACS Sustainable Chemistry & Engineering (testo in inglese).

 

Alice Zampa

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