E’ possibile “pietrificare”, in tutta sicurezza, la CO2

Il progetto ha dimostrato che il 95% di gas di scarto proveniente dalla centrale geotermica è stato trasformato in roccia.
Alla fine del 2018 delle 66 mila tonnellate di scarto, il 2/3 erano Co2 e il restante H2s (acido solfidrico).
Il progetto è frutto della cooperazione del Reykjavik Energy (il più grande fornitore pubblico di energia islandese)  il CNR francese e la Columbia University. Carbfix è costato circa 2,3 milioni di euro, di cui il 70% finanziato con fondi UE.

Come funziona

Il processo, sviluppato dagli studiosi, si articola in tre fasi. La prima è l’aspirazione degli inquinanti direttamente dalle canne fumarie della centrale geotermica. Successivamente, gli inquinanti vengono mischiati ad acqua desalinizzata. Infine, con l’ausilio di grandi pompe, il miscuglio viene iniettato ad altissima pressione ad 1 chilometro sotto la superficie, formata da rocce basaltiche.

Il progetto ha dimostrato che, grazie a questo processo, la Co2 si solidifica in appena 2 anni, contrariamente a quanto si pensava. Il limite principale del progetto risiede nel costo del processo: 29 $ per ogni tonnellata di Co2 smaltita, un ostacolo ancora troppo alto che limita l’economicità di questa soluzione.

Sotterrare la co2 è pericoloso

Quella di catturare e sotterrare la Co2 è una delle soluzioni da più tempo in voga per cercare di limitare l’immissione in atmosfera di gas serra. Esistono diversi progetti che adottano questa soluzione; l’ultimo in ordine di tempo è Porthos, un progetto che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di Co2 dei porti di Rotterdam, Anversa e Gent che da soli contribuiscono per 1/3 alle emissioni totali di Belgio, Olanda e Lussemburgo.

Porthos, che è stato presentato per ottenere un finanziamento UE, prevede di sotterrare in pozzi di idrocarburi dismessi 10 milioni di tonnellate di Co2 all’anno dei 60 milioni totali prodotti.
Purtroppo però, il pericolo di sotterrare la Co2 in pozzi in disuso è che questa possa risalire in superficie e disperdersi nell’ambiente.

Per questo pietrificare la Co2 è la soluzione  più sicura al momento.

 

Carbfix 2

Chiaramente, essendo un progetto pilota, oltre ai dati positivi, Carbfix ha evidenziato anche limiti e aspetti da migliorare. In particolare, per ottimizzare l’efficienza del sistema occorre integrare nel progetto una soluzione che permetta di aspirare la Co2 direttamente dall’atmosfera. Inoltre, bisogna limitare l’uso eccessivo di acqua, in  modo tale da rendere  praticabile questa soluzione anche in luoghi che soffrono di scarsità idrica.
Per questi motivi è già attivo un secondo progetto: Carbfix2. Anche in questo caso il progetto è finanziato dai fondi UE (Horizon), i fondi assicurano i lavori fino al 2021.
Gli obiettivi di CarbFix 2 sono: integrare il processo con le più recenti tecnologie di aspirazione dell’aria; utilizzare acqua salata, iniettare la Co2 nelle rocce sottomarine e rendere il progetto il meno costoso possibile.
Tra i siti coinvolti nell’efficientamento del processo di carbFix c’è anche la centrale geotermica di Castelnuovo in Toscana.
Insomma, quello che fino a poco tempo fa sembrava un’utopia, oggi è realtà. È vero che c’è ancora tanto da fare, ma pietrificare la CO2, da oggi è possibile.

 

Pasquale Pagano

®Eco_Design WebMagazine

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