Humans Save the Sea, il cinema italiano dichiara guerra alla plastica

Eliminare tutta la plastica usa e getta dalla filiera cinematografica: questa la missione di Humans Save the Sea, che lancia anche un contest per le scuole

Il mondo del cinema italiano scende in campo per portare il suo contributo nella lotta contro la plastica nei mari. E lo fa con l’iniziativa Humans Save The Sea, una mobilitazione culturale che vuole diffondere al suo interno una maggior sensibilità e un nuovo modello di attivismo nei confronti di questa tematica ambientale. L’obiettivo è “semplice”: eliminare la plastica monouso in tutta la filiera cinematografica: dalla produzione, alla distribuzione, all’esercizio.

Il progetto (ideato da Gianni Chimenti e Paola Deiana, con il contributo di Alberto Luca Recchi) è stato presentato nel corso della quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (17-27 ottobre 2019). Presente anche Sergio Costa,Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che ha detto: “Oggi è necessaria una rivoluzione ambientale e culturale gentile, per cambiare i nostri sistemi di produzione e consumo e contribuire attivamente alla difesa del pianeta e delle sue preziose risorse, come il mare. Il progetto Humans Save the Sea va in questa direzione, utilizzando un mezzo d’impatto come il cinema e coinvolgendo le giovani generazioni, il nostro futuro e la nostra speranza”.

Il ministro ha colto l’occasione per parlare anche della legge che finalmente tenterà di risolvere il paradosso che costringeva i pescatori a ributtare in acqua eventuali rifiuti plastici pescati in mare. “Il governo sta già facendo la sua parte, con la legge Salvamare, per esempio, in discussione alla Camera: un provvedimento con il quale si ripulirà il mare dalla plastica con alleati eccezionali come i pescatori. Ma occorre l’apporto di tutti. Perché le grandi battaglie si vincono insieme”.

Tante le realtà che hanno deciso di collaborare e patrocinare Humans Save the Sea: l’associazione ambientalista Marevivo, il Ministero dell’Ambiente, Fondazione Cinema per Roma, ANEC, ANEM, ANICA, l’Ente David di Donatello e l’AGISCUOLA.

 

Un contest per le scuole

Tra le prime iniziative che saranno attuate già entro la fine dell’anno ne è stata annunciata una rivolta ai più giovani. Si tratta di un contest per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, che saranno chiamati a dare prova di creatività per la produzione di uno spot sulla salvaguardia del mare. Lo spot migliore verrà giudicato da una giuria qualificata e sarà proiettato nelle sale cinematografiche italiane. La classe vincitrice potrà inoltre  partecipare ad un intervento di bonifica ambientale.

La plastica nei mari

Come ormai tristemente noto, gli habitat marini di tutto il mondo sono pesantemente contaminati dai detriti artificiali. Tra questi a farla da padrone è la plastica, che per la sua conformazione, impiega centinaia di anni a decomporsi e nel frattempo provoca danni alle specie viventi e all’ecosistema, finendo poi per arrivare anche sulle nostre tavole, attraverso il pesce che se n’è nutrito.

Uno studio pubblicato da Science Advances nel 2017 parla addirittura della plastica come un elemento distintivo della nostra era geologica, definita “Antropocene” proprio per i profondi cambiamenti avvenuti sul pianeta a causa dell’azione umana. Lo stesso studio stima che “a partire dal 2015 sono stati generati circa 6300 milioni di tonnellate (Mt) di rifiuti di plastica, di cui circa il 9% è stato riciclato, il 12% è stato incenerito e il 79% è stato accumulato in discariche o nell’ambiente naturale. Se le attuali tendenze di produzione e gestione dei rifiuti continueranno, entro il 2050 circa 12.000 Mt di rifiuti di plastica saranno nelle discariche o nell’ambiente naturale”.

Nella nostra penisola il problema dell’inquinamento è un tema cruciale. Basti dire che ogni giorno ben 750 tonnellate finiscono nel Mare Nostrum e che gli ultimi monitoraggi delle coste condotti da Legambiente hanno registrato 230 rifiuti per km^2, di cui il 99% costituito proprio da plastica.

Un altro dato da tenere a mente è che proprio l’Italia è risultata in cima alla classifica europea (e seconda in quella mondiale, dopo il Messico) nel consumo di acqua in bottiglia. Secondo il dossier di Legambiente e Altraeconomia, ne consumiamo circa 206 litri pro capite e acquistiamo in totale tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie di plastica all’anno.

Numeri che fanno intuire ancora meglio l’importanza di iniziative come Humans Save the Sea, utili anche a sensibilizzare l’opinione pubblica, attraverso un mezzo culturale e popolare come il cinema.

 

Il cinema sostenibile in Italia

Humans Save the Sea non è la prima mossa concreta che il cinema italiano fa a favore dell’ambiente. Dal 2010 in poi sono stati introdotti alcuni protocolli per aiutare le case di produzione a imboccare la strada della sostenibilità.

Tra questi Ecomuvi, Edison Green Movie e Green Ciak, che propongono delle linee guida finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale ed economico di una produzione cinematografica. All’interno vengono indicate le soluzioni migliori per ottimizzare i consumi energetici, i materiali, i mezzi di trasporto, il consumo dei pasti, i rifiuti, le scenografie, i mobili, gli oggetti, l’illuminazione, attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili e pratiche ecocompatibili in tutte le fasi della produzione.

Secondo il primo rapporto su efficienza ambientale e cinema in Italia realizzato a seguito della campagna Cinema in classe A, promossa da ENEA e Green Cross Italia oggi l’industria cinematografica italiana produce circa 5600 tonnellate di CO2 all’anno ei consumi di energia e le relative emissioni si potrebbero ridurre di circa il 20 per cento, se tutte le produzioni cinematografiche adottassero protocolli di sostenibilità per la realizzazione dei propri film.

 

Alice Zampa

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