Imparare dalle piante per migliorare la nostra vita: la start-up Pnat

Nata nel 2014, riunisce sotto lo “stesso tetto” designer e studiosi di botanica per creare progetti innovativi che mettano insieme tecnologia e natura. Il suo fiore all’occhiello è la serra modulare galleggiante autoalimentata Jellyfish Barge

Carpire i segreti delle piante ed utilizzarli per migliorare le nostre case, le nostre città e il nostro ambiente: in una parola la nostra vita. È l’idea alla base di Pnat, la start-up fiorentina nata nel 2014 come spin-off dell’Università di Firenze, nell’ambito dell’incubatore d’impresa dell’Ateneo. L’acronimo Pnat sta per “Plant, Nature and Technology”, cioè “Piante, Natura e Tecnologia”, e sintetizza il concept alla base dell’impresa, cioè la contaminazione tra tecnologia, biomimetica, design e mondo vegetale: in una parola la “bioispirazione”.

 

Una ricercatrice di Pnat a lavoro

Una ricercatrice di Pnat a lavoro. Ph. Matteo de Mayda per Pnat

 

Proprio per la sua natura di “mix” tra saperi diversi, Pnat è composta da un team multidisciplinare di ricercatori, provenienti dall’Università Iuav di Venezia e da quella di Firenze: il neurobiologo Stefano Mancuso, le agronome e botaniste Elisa Azzarello, Camilla Pandolfi, Elisa Masi, e gli architetti Antonio Girardi e Cristiana Favretto. Il suo quartier generale è il LinvLaboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, uno dei centri di ricerca del settore più importanti al mondo, situato all’interno del polo scientifico universitario di Sesto Fiorentino ed diretto dal professor Stefano Mancuso, lo scienziato di fama mondiale che nel 2013 è stato inserito dal New Yorker nella classifica dei “world changers”, cioè coloro che stanno cambiando il mondo.

 

I ricercatori di Pnat

Il team di ricercatori che compone la start-up Pnat. Ph. Matteo de Mayda per Pnat

 

Pnat realizza progetti nel campo dell’ambiente, del cibo, dei materiali e della raccolta e gestione di dati, che spaziano dalla depurazione dell’aria e dei suoli al monitoraggio ambientale e la raccolta di informazioni delle smart city, dalla progettazione “bioispirata” degli spazi interni ed esterni all’applicazione di tecnologie ecosostenibili all’agricoltura, passando dal recupero di scarti biologici per creare nuovi eco-materiali.

Il suo prodotto di punta è però il Jellyfish Barge: una serra modulare galleggiante che permette di coltivare piante e ortaggi con il solo utilizzo di energia solare. Non sono infatti necessari terreno, acqua dolce o energia non rinnovabile ma solo l’acqua del mare (o anche quella salmastra o inquinata) e il sole per dar vita ad una coltivazione al suo interno. La serra infatti genera da sola l’acqua di cui ha bisogno tramite dissalazione solare e produce l’energia a sé necessaria tramite pannelli solari. Grazie proprio a Jellyfish Barge, Pnat si è aggiudicata numerosi premi e riconoscimenti, tra cui l’International Award per le idee innovative e le tecnologie per l’agribusiness dell’Unido (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale).

 

 

Foto di copertina: Matteo de Mayda per Pnat

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