Inquinamento dell’aria nelle città: che cosa lo provoca di preciso?

A chi non piacerebbe respirare aria pulita in città, priva di sostanze inquinanti?

Purtroppo la situazione del Bel Paese non è delle più rosee, come abbiamo illustrato nel nostro articolo La mappa delle città italiane dove l’aria è più inquinata.

Alcune zone d’Italia soffrono particolarmente per la presenza di alte concentrazioni di inquinanti, che sono la causa principale di malattie e decessi.

Il report della Lancet Commission on Pollution and Health è chiarissimo: 9 milioni di morti in tutto il mondo all’anno per l’inquinamento atmosferico, oltre 1.500 decessi prematuri per milione di abitanti solo in Italia, che è finita davanti alla Corte di Giustizia UE per il ritardo con cui sta affrontando questa difficile situazione.

D’altro canto, scopriremo come piccole azioni quotidiane possano contribuire a ridurre la quantità di smog nei centri urbani. Una questione di pratiche attente ed intelligenti che possono modificare la qualità dell’aria che respiriamo rendendoci protagonisti attivi del cambiamento.

 

Smog in città e nei centri abitati, da cosa dipende?

Miglioramento tecnologico, nuove regole più stringenti, carburanti verdi, maggiore efficienza: nonostante i passi avanti, lo stato dell’aria in Italia appare ancora critico.

Con alcune aree che risultano particolarmente colpite: Pianura Padana, valle dell’Arno, aree metropolitane di Roma e Napoli, centro-sud della Puglia, Sicilia sud-orientale, cagliaritano ed altre.

Particolato atmosferico (PM10 e 2,5), biossido di azoto (NO2), ozono (O3), ossidi di zolfo (SOx), nitrati (NHx) e i composti organici volatili non metanici come il benzene (COVNM) sono gli inquinanti più pericolosi.

Come siamo arrivati a questo punto?

 

Trasporti e mobilità, quanto e come incidono sull’inquinamento cittadino

Secondo i dati pubblicati dall’Ispra nel Rapporto 2017 sulla qualità dell’ambiente urbano, oltre 9.500.000 auto viaggiano ancora da euro 0 ad euro 2 (la preistoria della mobilità).

Pur con una riduzione annuale di autovetture altamente inquinanti e di emissioni totali, il trasporto urbano privato su gomma rimane una delle fonti principali di inquinamento, anche a causa degli incentivi alla dieselizzazione.
Ed è nelle città che si produce il maggior impatto negativo sulla qualità dell’aria.

Quasi i due terzi degli spostamenti di persone avviene su distanze fino ai 10 km, la dimensione media di un centro urbano in Italia, mentre oltre 9 persone su 10 effettuano spostamenti su distanze inferiori ai 50 km.

Il risultato? Il trasporto privato su gomma causa il 16% delle emissioni totali di Pm 2,5, il 66% delle emissioni di ossidi di azoto, il 18% degli ossidi di zolfo ed il 20% dei COVNM (soprattutto benzene).

 

Riscaldamento domestico, quanto e come incide sull’inquinamento cittadino

Sempre secondo i dati forniti dall’Ispra, la combustione di biomasse è responsabile del 99% delle emissioni di particolato del settore residenziale.

Le tecnologie tradizionali (caminetti a legna e stufe) sono state quindi responsabili della maggiorparte di emissioni di particolato del settore, contro il 9% di emissioni riferibili alle tecnologie più avanzate quali stufe a pellet, caminetti chiusi e stufe a ricarica automatica.

Sul totale delle emissioni inquinanti in città, il settore del riscaldamento domestico produce il 68% di tutte le PM 2,5 che respirano i nostri polmoni.

 

Stabilimenti industriali, quanto e come incidono sull’inquinamento cittadino

Contrariamente a quanto si possa pensare, il settore industriale in Italia è quello che negli anni ha ridotto in maniera più sensibile la produzione e l’emissione in atmosfera di agenti inquinanti.

Una tendenza positiva e continua dovuta a fattori macroeconomici (delocalizzazione, chiusura di vecchi stabilimenti, automazione), a normative più stringenti ma anche a scelte green operate dal settore in un’ottica di efficienza energetica, sostenibilità ambientale e, perché no, risparmio.

Purtroppo in alcuni settori, come la siderurgia, la chimica e la produzione energetica, il cambiamento risulta più oneroso: per questo ci sono aree urbane in tutta Italia che vivono ancora il dramma di una salute precaria, come attestato anche dai dati dell’Ispra e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Taranto, Brindisi, Porto Torres, Cagliari, Vada, Augusta, Mestre, Marghera ed altri centri urbani, che nel corso del ‘900 sono stati al centro di un grande sviluppo di industria pesante, oggi si trovano ad affrontare una situazione per molti aspetti compromessa.

Variazione delle emissioni 1990-2015

COVNM -40%
SOx -92%
NOx -74%
PM 2,5 -65%

 

Agricoltura ed allevamento, quanto e come incidono sull’inquinamento cittadino

Per quanto riguarda la produzione di ammoniaca (NH3) e la sua dispersione in aria, in terra ed in acqua, nessun settore batte in negativo agricoltura ed allevamento.

In Italia il 96% delle emissioni di nitrati e nitriti deriva infatti dall’utilizzo massiccio di fertilizzanti azotati, organici e di sintesi, e dalle deiezioni degli animali allevati.

Questi composti, una volta volatilizzati, concorrono alla formazione di aereosol e di particolato in atmosfera con conseguenze sulla salute e sulla visibilità.

Considerando che gran parte degli allevamenti e della coltivazione su scala industriale sono concentrati in aree densamente popolate (Pianura Padana ad esempio), è evidente come un settore all’apparenza staccato dal tessuto urbano contribuisca in maniera importante all’inquinamento, non solo atmosferico, delle città.

Anche se negli ultimi quindici anni le emissioni di NH3 si sono ridotte del 18%, il rallentamento degli ultimi anni mette in dubbio la possibilità di raggiungere i target europei per il 2030.

Quantità di ammoniaca emessa in atmosfera per capo di bestiame

  • Mucche 59%
  • Suini 16%
  • Pollame e volatili 15%
  • Bufali 5%

 

Cosa fare nel nostro piccolo per ridurre le emissioni in città

Molte azioni per migliorare la qualità dell’aria, aumentare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni in ogni settore sono già state delineate nella Strategia Energetica Nazionale sviluppata dal precedente governo.

Tuttavia, se è vero che spesso è necessario un input della politica a tutti i livelli (europeo, nazionale e locale) per mettere in atto interventi specifici su larga scala, d’altro lato le nostre azioni quotidiane possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo.

Soprattutto nei settori della mobilità e dell’edilizia domestica.

Partiamo dalla mobilità, che deve necessariamente superare il modello di “una testa-una vettura” (o anche più d’una).

In questo ambito il futuro è nella condivisione di servizi di mobilità: bikesharing, carsharing e carpooling (che una volta sembravano chimere per pochi), oggi sono una realtà in molte città grazie all’evoluzione dell’IT e della connessione.

Questo servirà a ridurre il gap tra le principali città italiane e quelle europee.

Per fare un esempio, a Palermo il trasporto privato copre circa il 75% del traffico totale. A Parigi il 18%. Solo Milano si avvicina agli standard comunitari, grazie ad azioni mirate di mobilità sostenibile, scendendo di poco sotto il 50%.

Tenendo conto che il 64% di tutti gli spostamenti in auto rimane sotto i 10 km, è evidente come i margini per migliorare la qualità dell’aria siano altissimi.

Un motivo in più, quando non serve, per lasciare la macchina o il motorino parcheggiati in garage. Camminare o pedalare fa bene alla salute.

Nel settore edilizio, invece, le parole d’ordine che devono muovere le nostre decisioni sono efficienza e sostenibilità.

Mossi anche dalle scelte promosse a livello europeo, dovremo sempre più evitare l’uso delle biomasse per il riscaldamento domestico soprattutto in impianti tradizionali a bassa efficienza.

In caso di ristrutturazioni o nuove costruzioni, faremo bene a privilegiare le tecnologie ad altissima efficienza e a bassissime emissioni, a partire dagli impianti di teleriscaldamento, finestre ad alto isolamento, pompe di calore, materiali isolanti e naturali oltre a tutte le soluzioni offerte dal progresso tecnologico ed industriale.

Per avere uno sguardo d’insieme sulle buone pratiche di sostenibilità in Italia, vi consigliamo di scoprire il progetto GELSO di Ispra: oltre 1.000 azioni portate avanti dalle amministrazioni locali in collaborazione con enti, associazioni, cittadini e messe in rete per condividere conoscenza, informazione e strategie pratiche di azione.

 

SalviAmo il Respiro della Terra

Anche noi di Anter siamo in prima linea nel contrastare i cambiamenti climatici e migliorare con le nostre scelte ed azioni la qualità dell’aria che respiriamo.

Con il progetto SalviAmo il Respiro della Terra vogliamo unire cittadini e cittadine pronti a mobilitarsi per la salute e la sopravvivenza del pianeta.

Una spinta dal basso indirizzata alle istituzioni perché si affrettino a mettere in atto tutto quanto in loro potere per fare in modo che il 2030 non sia una data di non ritorno per la Terra ma un momento di trasformazione ed evoluzione del nostro mondo.

Se volete scoprire il progetto, restare aggiornati, seguirci e sostenerci, visitate il sito di SalviAmo il Respiro della Terra.

 

 

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