L’inquinamento dell’aria

Il come e il perché di una storia italiana, tra norme europee e sottigliezze nostrane

Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte uniti contro l’inquinamento… ma si sollevano i cittadini!

 

La collaborazione tra regioni permette di contrastare un contesto nazionale poco rassicurante. Un caso virtuoso di armonizzazione delle disposizioni in materia di inquinamento atmosferico è rappresentato dall’accordo tra le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Il testo, firmato nel Febbraio 2017 è già operativo: prevede gli stessi limiti soglia delle norme europee e nazionali, ma implementa una serie di misure trasversali alle quattro regioni. Inoltre, le regioni hanno partecipato ad un LIFE (fondo europeo per innovazioni in materia di scienza e salute), finanziandosi per più di 10 milioni di euro, oltre ad aver usufruito di 2 milioni di euro provenienti dal ministero dell’Ambiente.

È l’accordo in materia più avanzato, stabilisce alcune misure da attuare, come gli incentivi agli acquisti di caldaie di ultima generazione [1] (pompe di calore o caldaie a condensazione), potenziamento del trasporto pubblico e, in presenza di gravi sforamenti, blocchi del traffico nel periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 marzo di ogni anno. Per cercare di renderlo più efficace, l’accordo è in vigore per i comuni di oltre 30.000 abitanti e prevede, nella parte riferita ai blocchi del traffico, due date simbolo: ottobre 2020, momento in cui lo stop interesserà anche i mezzi Euro 4 (quelli cioè che in alcuni casi adottano il filtro antiparticolato), mentre la seconda scadenza è ottobre 2025, quando il blocco interesserà anche gli Euro 5, che montano tutti il filtro antiparticolato.

 

In questi giorni però l’accordo è balzato agli onori della cronaca per le polemiche sorte a seguito dell’ attuazione del blocco del traffico per gli euro 4, in particolare nel centro urbano di Bologna, dove, secondo uno studio della ASL, tra il 2016 e il 2017, le morti per inquinamento sono aumentate del 30 %.
Dopo le proteste dei cittadini, il comune ha dovuto fare marcia indietro e bloccare solo i mezzi fino alla categoria Euro 3…

Inquinamento dell’aria: i PM colpevoli di uccidere

Eppure, queste regioni, hanno ragione di preoccuparsi.

 

Secondo il report dell’OMS del 2 maggio 2018 nel mondo i morti per l’inquinamento atmosferico sono circa 9 milioni. Il rapporto sottolinea come, nel 70% delle città per cui sono disponibili i datii livelli di inquinamento da polveri sottili (PM2,5 e PM 10) superano le linee guida dell’OMS. Così, l’80% delle città dell’Unione Europea soffrono a causa dei livelli di inquinamento troppo elevati. Se la situazione generale del mondo può preoccupare, stringendo il focus sull’Europa e in particolare sull’Italia, la situazione non è migliore. Infatti, l’Italia si conferma maglia nera per quanto riguarda il numero di morti da inquinamento con i suoi 91.000 decessi all’anno per inquinamento atmosferico, contro le 86.000 della Germania, 54.000 della Francia, 50.000 del Regno Unito, 30.000 della Spagna.

 

I principali agenti che influenzano la qualità dell’aria sono le ‘polveri sottili’: pm10, pm2.5. (il numero indica lo spessore delle micro-particelle, più piccole sono e più facilmente raggiungono gli alveoli polmonari). in Italia sono responsabili di circa 66.630 decessi all’anno su un totale di 91.000 all’anno [2].
Ad influire sulla formazione e sulla stagnazione di questi agenti nella parte bassa dell’atmosfera terrestre sono due classi di fattori: la prima di natura antropologica, ovvero i gas di scarico dei mezzi di trasporto cittadino, l’alta concentrazione di fabbriche e i riscaldamenti delle abitazioni; la seconda di natura metereologica, in particolare, le condizioni di stabilità atmosferica dovute all’inversioni termiche.  Per questo motivo le zone italiane più affette dallo sforamento dei limiti di Pm 2.5 e Pm 10, sono quelle che registrano una grande presenza di industrie, la concentrazione di grandi agglomerati urbani e condizioni meteo stabili. Il cuore pulsante dell’inquinamento atmosferico, per quanto riguarda l’Italia è la Pianura Padana. In maniera particolare lo sforamento si registra durante l’Inverno, momento dell’anno durante il quale incrementano le attività e i consumi energetici, periodo in cui vengono accesi i riscaldamenti e momento dell’anno in cui le temperature del suolo si abbassano, per effetto di un minor irraggiamento solare, favorendo l’inversione termica, responsabile della stabilità atmosferica che non consente un allontanamento, mediante correnti, delle polveri sottili.

Il quadro normativo: UE, Italia, Regioni, Comuni… Come funziona?

Gli enti internazionali e le istituzioni europee si sono impegnati sin dagli anni ’70 per ridurre l’inquinamento atmosferico e i suoi effetti sui cittadini. In maniera particolare -visti i numeri di sopra- l’Unione Europea gioca un ruolo fondamentale nel tracciare le regole del gioco, nel sanzionare chi non le rispetta e nel proporre strumenti per superare i problemi ambientali (LIFE). Il fulcro normativo per i paesi membri dell’UE è la direttiva europea 2008/50/CE del 21 Maggio 2008, recepita nel nostro ordinamento nazionale attraverso il decreto legislativo n 155 del 13 agosto 2010, successivamente modificato con il decreto legislativo 250 del 24 Dicembre 2012, che ha fissato nuove soglie [3].

 

Questo crea ambiguità e rallentamenti nel raggiungimento degli obiettivi fissati e comunemente accettati.

 

Ecco perché l’Italia è per così dire un soggetto sotto osservazione, ed è stata deferita dalla Commissione Europea alla Corte di Giustizia UE nel 2017 per il ripetuto sforamento dei limiti imposti dalla legge.

 

 

Pasquale Pagano

®Eco_Design WebMagazine

 

 

[1] tale provvedimento si allinea con il decreto ‘caldaiette ‘ (gennaio 2017) che dispone 700 milioni di euro per incentivi ai privati e 200 milioni per gli incentivi agli uffici pubblici. Questi incentivi coprono, fino ad un massimo del 65%, la spesa per la sostituzione di caldaie a biomassa solida, con pompe di calore o caldaie a compensazione.
[2] Oltre alle polveri sottili, gli altri agenti killer presenti nell’aria sono: il diossido di azoto (NO2), responsabile di circa 21.040 morti all’anno, l’Ozono (O3), causa di circa 3380 morti all’anno.
[3] Nell’ordinamento giuridico europeo la direttiva differisce dal regolamento per il modo in cui viene recepita negli ordinamenti giuridici nazionali. In particolare, il regolamento viene recepito senza modifiche, mentre la direttiva è piuttosto un quadro di riferimento, fissa obiettivi generali, ma poi la strategia può variare da paese a paese.
Per quanto riguarda l’Italia la faccenda è più complessa di quanto sembrerebbe. Infatti, il decreto legislativo fissa i parametri soglia, ma, poi, lascia mano libera alle Regioni, che possono predisporre piani di azioni, che vengono attuati, a seconda dei mezzi e delle risorse disponibili, dai singoli comuni.

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