La Bioeconomia: ad un passo dal futuro

Viviamo in un mondo di risorse limitate. Le sfide globali, come per esempio il cambiamento climatico, la degradazione della terra e degli ecosistemi, accompagnati ad una crescente domanda di cibo e di energia, ci costringono a cercare nuovi modi di produrre e consumare. Un’economia sostenibile e circolare ci permette di accettare queste nuove sfide”. Queste sono le parole introduttive del documento strategico, promosso dall’Ue, lo scorso 22 ottobre 2018 a margine della conferenza per l’aggiornamento della “Bioeconomy strategy, lanciata originariamente nel febbraio del 2012.

 

Cos’è la Bioeconomia?

 

La Bioeconomia, come suggerisce la stessa parola, è l’economia della vita. Passando dall’etimologia alla realtà, possiamo definirla come un’economia che raggruppa diversi settori produttivi, tutti collegati all’ambiente. La definizione data dalla Commissione europea comprende l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca, la produzione alimentare, la bioenergia e i bioprodotti. È un macro-settore che in Europa vale circa 2000 miliardi di fatturato ed impiega circa 18 milioni di persone.

Perché è così importante la bioeconomia?

 

Negli ultimi anni la Bioeconomia è andata acquisendo maggiore popolarità e dal 2012 è punto centrale della strategia dell’Unione Europea non solo in chiave prettamente economica. Infatti, essendo un macro-settore, abbraccia diversi comparti produttivi e diverse filiere centrando obiettivi spesso contrastanti tra loro.
Uno dei punti di maggior merito è che la Bioeconomia coniuga la necessità, assolutamente indispensabile nel paradigma economico liberista, della crescita quasi infinita in un mondo dalla risorse limitate.
Dunque, diviene indispensabile, in uno scenario globale segnato dagli effetti del cambiamento climatico, adottare una strategia che conferisca alla Bioeconomia un punto centrale, in modo da innescare un circolo virtuoso all’insegna dello sviluppo sostenibile.

 

La Bioeconomy-strategy

 

E’ frutto dei nuovi spunti venuti fuori alla fine della conferenza di Bruxelles del 22 Ottobre 2018, che aveva come obiettivo quello di arricchire e aggiornare la precedente strategia del 2012.
Alla luce del nuovo scenario globale, soprattutto in merito ai cambi climatici e alla contrazione generale dell’economia mondiale, sono state individuate tre priorità da rafforzare favorendo aiuto strumentale ed economico agli stati membri.

Queste le priorità:
1) Innescare un circolo economico virtuoso, soprattutto per settori economici da cui dipendono realtà locali e rurali, che sono state lasciate fuori dai benefici della globalizzazione economica.
2) Concentrarsi sui biorifiuti, o sulla mitigazione di processi industriali sporchi, in modo da dar vita ad una “resiliente unione energetica”  che è anche l’obiettivo dichiarato del pacchetto di direttive UE, denominato “Clean energy for all”.
3) Rafforzare il mercato interno UE, puntando sull’innovazione industriale in chiave bio, portando ad un aumento della quota della bioeconomia sul totale del PIL europeo: dall’attuale 16% ad un 20%.

Per far tutto ciò, nel 2019, come parte della strategia, verranno promosse dalla Commissione 14 misure che afferiscono a tre macro gruppi di azioni:
1) rafforzare i settori bio-based, sbloccando fondi;
2) favorire la promozione delle best practice all’interno di ogni paese membro.
3) capire, al meglio, i limiti ecologici della bioeocomia.

Che la Bioeconomy strategy sia ritenuta cruciale dalle Istituzioni Ue lo confermano anche gli sforzi fatti fino ad ora e quelli messi in campo per il futuro. Infatti, la commissione ha disposto alcuni strumenti tematici come per esempio: la Common Agricultural Policy, the European Innovation Partnership on Sustainable Agriculture, per l’agricoltura; the Common Fisheries Policy, per la pesca; le European environmental initiatives, per l’ambiente; the Blue Growth initiative per il mare. Oltre a questo, l’Unione Europea si è anche prodigata economicamente per sfruttare uno strumento trasversale a tutti questi settori: il programma di fondi diretti Horizon 2020. Lo strumento che consente ad enti di ricerca, università, associazioni di stringere partenariati per creare progetti innovativi. Questo importante contributo alla ricerca aveva visto per il settennato di programmazione 2014-2020 un plafond di 3,85 mld di € mentre adesso, dopo l’aggiornamento della strategia gli investimenti sul programma per il periodo 2021-2027, il budget complessivo arriverà a 10 mld di €.

La Bioeconomia made in Italy

 

Se dal punto di vista europeo ci sono tutte le premesse per lasciarsi andare ad un cauto ottimismo, guardando ai numeri della Bioeconomia in Italia, le premesse sembrano essere confermate.
Infatti, secondo Il 4° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, presentato a Palermo, nel Marzo del 2018, da Assoiotec e Intesa Sanpaolo, la bioeconomia in Italia registra un trend di crescita che ha riguardato soprattutto le componenti più innovative e i mercati esteri.
I numeri della Bioeconomia in Italia sono davvero incoraggianti. Infatti, il settore vale circa 260 mld di € all’anno, che significa un 8,3 % del PIL. Il comparto è molto dinamico e conta circa 576 start up innovative, molte delle quali attive nelle regioni del Mezzogiorno. Un settore di punta della bioeconomia made in Italy è soprattutto quello dei biocarburanti, nel quale l’Italia si distingue. Infatti, è nel nostro paese che è stata inaugurato, ed è attiva dal 2013, il primo stabilimento al mondo per la produzione di combustibile bio.

Dunque quello che emerge è la volontà di una riconversione economica, anche nel nostro paese, che possa coinvolgere settori diversi dell’economia, fronteggiando le nuove sfide, soprattutto climatiche ed economiche, che vedono coinvolti, tra gli altri, anche l’Italia.
La strada per il futuro è tracciata, ora bisognerà solo percorrerla.

 

 

 

Pasquale Pagano

®Eco_Design WebMagazine

 

 

 

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