La sfida del Ministero della Transizione ecologica: gli 8 punti in agenda

Il ministro del MiTE Roberto Cingolani: " Obiettivo dell’ecotransizione è avere il Paese sano e una giusta società"

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“La correlazione tra un pianeta in salute, le persone in salute e una società giusta è il vero obiettivo della transizione. Parte un percorso di costruzione che vede il governo intero impegnato nella realizzazione di questa nuova visione”. Le sfide del nuovo Ministero della Transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani.

“Oggi il Consiglio dei Ministri ha decretato la nascita del MiTE, il Ministero della transizione ecologica e parte quel percorso di costruzione che vede il governo intero impegnato nella realizzazione di questa nuova visione. Tutte le politiche afferenti a questo obiettivo primario faranno riferimento al MiTE: quella energetica, delle emissioni, lo sviluppo sostenibile,  la mobilità green, le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Senza dimenticare la mission storica del ministero: la valorizzazione dell’ambiente, del territorio e dell’ecosistema, la conservazione delle aree naturali protette e della biodiversità, l’economia circolare, le bonifiche, la difesa del territorio e la lotta ai danni ambientali”.  Così il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani commenta a fine febbraio l’approvazione del decreto “Ministeri”, con cui nasce ufficialmente il nuovo dicastero.

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“Voglio porre l’accento sul nuovo acronimo del Ministero: MiTE. La mitezza è la virtù perduta che va recuperata e che indica il modo in cui intendiamo operare: puntare sulla forza degli argomenti e sulla consapevolezza della sfida ambientale e sociale, confrontandosi con grande apertura, avendo a cuore le future generazioni”, afferma Cingolani.

Gli 8 punti nell’agenda del MiTE

Programmi internazionali e nazionali per l’ambiente, clima, trasporti, abitazioni, chimica, rifiuti, uso delle risorse naturali, cibo e biodiversità. Questi sono gli 8 punti in agenda enunciati dal ministro della Transizione ecologicaRoberto Cingolani, nel corso del webinar i primi di marzo “Verso la Conferenza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile“.

Per il ministro “la sostenibilità è un concetto di compromesso fra diverse istanze, che cambiano nel tempo. I problemi sono tutti interconnessi e richiedono soluzioni multiple. Con questa agenda avremo molto da costruire. Mi sono dato qualche mese per creare un documento di visione che rimanga per le future scelte che verranno fatte da chi farà politica. Servirà per indirizzi durevoli per le future generazioni”.

Un approccio “glocal”, quindi non solo globale o locale, è quello necessario da utilizzare per la transizione. “L’ecologia dobbiamo pensarla non solo dal punto di vista dell’ambiente, ma dobbiamo pensare all’ecologia della mente, della società, cioè a un sistema che si regga in piedi con delle regole armoniche. Quindi: la visione è globale, ma le soluzioni devono essere innestate nel tessuto locale”, spiega Cingolani.

Le riflessioni per la costruzione di un piano di transizione ecologica sono numerose. “Pensiamo al climate change: negli ultimi 10 anni ci sono stati 8 degli anni più caldi di sempre, abbiamo un budget di anidride carbonica che equivale a circa 700 giga tonnellate e questo, qualora dovesse essere superato, porterebbe a un aumento di temperatura superiore di 2 gradi centigradi al 2040. Questi dati mostrano che sia l’analisi che le soluzioni non possono essere formulate astraendoci dal contesto complessivo: come Italia, e come Europa, possiamo impegnarci quanto vogliamo ma se qualcuno dall’altra parte del pianeta non fa il suo dovere e non collabora, allora abbiamo poche leve per contrastare il Climate Change”, afferma il ministro.

Un aumento della temperatura di un grado e mezzo equivale a un innalzamento del livello dei mari di circa 20 cm. Significa che i nostri figli, non le generazioni future, ma anche quelle attuali, dovranno combattere con città costiere a rischio e con un ecosistema destabilizzato. “Da padre, è un pensiero che ho sempre ben presente e che mi preoccupa molto. Non abbiamo molto tempo, siamo a fine partita”, commenta Cingolani

Elettrificazione, trasporto pubblico, riduzione di mezzi privati. Cingolani: “Ci sono sforzi enormi in progress, ma i grandi sistemi industriali sono energivori, quindi è necessario trovare giusto bilancio tra le esigenze di un’economia che genera lavoro e benessere e il fatto che questa economia non debba essere implementata a spese dell’ambiente in cui viviamo“.

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Il problema della plastica che si biodegrada in tempi lunghissimi con rifiuti anche a 10mila metri di profondità. Non solo è una vera e propria emergenza.  “Plastica, pesticidi, la tecnologia del cibo, e la nanotoxicology. Da pochissimi decenni siamo in grado di produrre dei nanocompositi totalmente artificiali e il nostro sistema immunitario non è progettato per fermarli, vederli, contenuti in molti materiali che utilizziamo, come le vernici: ottimi per raggiungere importanti traguardi dal punto di vista tecnologico ma che nello stesso tempo possono portare a problemi molto gravi e  per i quali non abbiamo ancora soluzioni”, afferma il ministro Cingolani.

Il ciclo dei Paesi ricchi che esportano enormi quantità di materiale plastico in Paesi che poi li riversano nei fiumi e vanno a finire nei mari non va bene. “Il trattamento è inadeguato, il traffico del rifiuto è un problema di natura legale e sociale, sul rifiuto bisognerà fare grandissima attenzione tanto nell’aspetto normativo che in quello scientifico”, aggiunge il Ministro.

“Nel 2017 abbiamo usato 90 miliardi di tonnellate di risorse naturali primarie, questo è un numero molto più alto di 10 anni fa, la crescita economica ha fatto sì che le risorse naturali fossero fortemente impegnate – ha spiegato Cingolani – Pensate al digitale, la digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca circa il 4% della CO2 totale, gli aerei fanno il 2%, il trasporto leggero fa l’8%, quindi il digitale ha un peso specifico consistente. Non occorre dunque sprecare una risorsa che va ben utilizzata e ha a che fare anche con i grandi programmi di fine vita del rifiuto elettronico. Vale anche per le batterie, abbiamo un tema enorme di recupero di materiali molto pregiati la cui manifattura aumenta l’impronta di carbonio. Quindi è un modello consumistico che va affrontato globalmente, e considerato nel budget complessivo. Il digitale non merita più attenzione di altri settori ma è considerato una specie di soluzione al problema, e sappiamo che non esistono soluzioni a costo zero”.

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Sul cibo e la biodiversità il problema è che non ci siamo adattati a mangiare quello che passava la natura, questo ci ha consentito di vivere più a lungo ma ciò ha comportato una notevole alterazione dell’ecosistema. “Sono partito da quello che mangiamo per aprire una riflessione sulla pressione locale e globale del cibo. La soluzione non è fermare il progresso, ma nemmeno dire che in nome del progresso si possa fare tutto. La sostenibilità è un compromesso tra diverse istanze che cambiano nel tempo, e nel post Covid le istanze saranno diverse da quelle che potevamo avere in un momento di grande floridità economica, dobbiamo essere in grado con coscienza e conoscenza di adattare le nostre scelte alle istanze”.

 

“La correlazione tra un pianeta in salute, le persone in salute e una società giusta è il vero obiettivo della transizione. Su questo non abbiamo la ricetta, non ce l’ha nessuno, stiamo cercando di capire dove andare, di capire la direzione. Essere europei, in un continente più visionario e saggio di altri, ci aiuta ma il problema come detto è glocal”.

Questa per me è la transizione – ha concluso il Ministro rivolgendosi al personale del Ministero della Transizione Ecologica- è tutta da costruire, tutta da adattare. Avremo molto su cui lavorare insieme”.

 

 

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