La via MacArthur verso un ‘tessile circolare’

Un settore tessile “circolare” ridurrebbe significativamente le emissioni di gas serra

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C’è molta della storia futura del tessile e dell’economia circolare nel nuovo studio della Ellen MacArthur Foundation, “A new textiles economy: Redesigning fashion’s future” (Una nuova economia tessile: ridisegnare il futuro della moda) che descrive lo scenario del settore negli anni a venire, con un focus sull’abbigliamento, sottolineandone gli impatti sociali, economici e ambientali.

 

Il rapporto traccia la via verso la transizione verso un modello economico più sostenibile, in grado di migliorare le condizioni ambientali del pianeta e dei suoi abitanti, ed è una critica al vecchio modello lineare che per anni ha dominato il mercato e che sembra essere diventato molto costoso anche per le aziende.

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I numeri dai quali partire sono in effetti preoccupanti:

  • 98 milioni di tonnellate annuali di risorse non rinnovabili (compresi il petrolio, per produrre le fibre sintetiche, i fertilizzanti per le piantagioni di cotone, i prodotti chimici per produrre, tingere e rifinire fibre e tessuti),
  • oltre a 93 miliardi di metri cubi di acqua che contribuiscono a peggiorare gli eventi di siccità,
  • emissione di circa 1.2 miliardi di tonnellate di CO2,
  • 500mila tonnellate di fibre di microplastica riversate negli oceani.

E negli ultimi 15 anni la diffusione del Fast fashion ha portato la produzione di abbigliamento a raddoppiare, passando da 50 miliardi di pezzi nel 2000 agli oltre 100 miliardi nel 2015; parallelamente la media di utilizzo di ogni capo è diminuita del 36%, con un picco del 70% in Cina.

 

Le previsioni nelle pagine dello studio non sono incoraggianti: entro il 2050, per la produzione di abiti è previsto un aumento tre volte maggiore di quello attuale e gli sforzi per non oltrepassare gli 1.5 gradi di aumento della temperatura terrestre rispetto all’epoca preindustriale sarebbero completamente vani. Il consumo di risorse non rinnovabili schizzerebbe a 300 milioni di tonnellate e 22 milioni di fibre di microplastica verrebbero riversate negli oceani.

 

 

Quindi la Ellen MacArthur Foundation propone di sostituire il modello lineare con quello di economia circolare, in cui gli scarti sono limitati, riutilizzati e trasformati da problema in risorsa. Il tutto con quattro passi fondamentali:

  1. utilizzo di materiali non inquinanti e non derivanti dalla plastica già all’inizio della filiera per evitare preventivamente il riversamento delle microfibre negli oceani;
  2. puntare sulla qualità per allungare la vita dei capi, considerando il modo in cui sono disegnati e messi in commercio;
  3. supportare il tema del riuso e del riciclo;
  4. valorizzare un uso più efficiente delle risorse e delle energie rinnovabili.

Ellen MacArthur e Stella McCartney. Nel suo impegno a sostegno di un cambiamento nell’industria della moda, Stella McCartney ha co-ospitato il lancio del programma della Ellen MacArthur Foundation, “A New Textiles Economy: Redesigning fashion’s future” (Una nuova economia tessile: ridisegnare il futuro della moda), che si è tenuto al Victoria and Albert Museum di Londra nel 2017

 

Questo nuovo modello si tradurrebbe in un risparmio dei costi per le aziende, non più esposte alle oscillazioni e all’aumento dei prezzi dei materiali vergini, in un rapporto di fiducia reciproca con i clienti, coinvolti nella transizione attraverso campagne di sensibilizzazione sul riutilizzo e riciclo, mentre dal punto di vista ambientale un settore tessile “circolare” ridurrebbe significativamente le emissioni di gas serra, lo spreco di acqua e di risorse primarie, le fuoriuscite di materiali inquinanti e aumenterebbe la produttività del suolo.

 

 

®Eco_Design WebMagazine

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