L’isola di Komodo non chiuderà più ai turisti. Ecco com’è andata (e come se la passano attualmente i draghi).

Il governo indonesiano annuncia che la popolazione dei suoi preistorici draghi sull’isola di Komodo è “stabile” e ritratta il piano con cui voleva chiudere l’ingresso ai turisti.

Solo pochi mesi fa aveva fatto scalpore la notizia che l’Indonesia pianificasse di chiudere ai turisti l’ingresso sull’isola di Komodo per un anno intero. Il motivo: tutelare dagli effetti del turismo di massa le sue celebri lucertolone: i draghi di Komodo.

La presenza invadente dei turisti avrebbe causato, infatti, conseguenze sulle abitudini di accoppiamento e sull’ecosistema sia dei draghi che delle loro prede.

Non solo. A fare scattare la drastica decisione era stata anche la scoperta, lo scorso marzo, della vendita di 41 rettili, portati all’estero da una rete di contrabbando e bracconaggio.

 

Il motivo del dietrofront

Prima ancora che il divieto diventasse effettivo, però, il ministero dell’ambiente ha fatto marcia indietro, annunciando che l’isola non verrà chiusa, ma che il numero dei turisti sarà regolamentato, attraverso un sistema di abbonamenti (il costo potrebbe passare dai 10 euro d’ingresso attuali a persona, a 1000 euro). Un rincaro vertiginoso, pensato per limitare di molto gli accessi e controllare il flusso dei visitatori (sono stati più di 176 mila solo nel 2018), salvaguardando così i giganteschi varani e favorendone la ripopolazione.

Per giustificare il dietrofront sul divieto, Siti Nurbaya Bakar, ministro indonesiano per l’ambiente, ha dichiarato a Reuters che le verifiche condotte tra il 2002 il 2019 mostrerebbero che la popolazione di varani dell’isola (1.727 esemplari), non sarebbe affatto in declino, ma sarebbe rimasta stabile.

È probabile, però, che a influire sulla decisione siano state anche motivazioni economiche e le proteste della popolazione locale, per la quale il turismo rappresenta un’importantissima fonte di sostentamento.

Sulla questione bracconaggio e tutela dei draghi, il governo ha parlato di migliorare l’addestramento e l’attrezzatura dei ranger e di aprire un centro di ricerca dedicato ai varani.

 

Drago di Komodo, la lucertola più grande e antica del mondo

Il drago di Komodo è la più grande specie di lucertola vivente. Predatore all’apice della catena alimentare è lungo quasi 3 metri e può superare gli 80 chili.

Scoperto solo agli inizi del ‘900, questo rettile sarebbe sul pianeta da ben da 90 milioni di anni e attualmente sopravvive in natura solo all’interno del Komodo National Park, un’area protetta di 1.700 chilometri quadrati che fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. Lo IUCN (International Union for Conservation of Nature) lo ha inserito nell’elenco delle specie vulnerabili.

 

Quanti esemplari esistono e dove si trovano

Se è vero che sull’isola di Komodo la popolazione dei draghi è stabile, sull’isola di Flores, invece, che è al di fuori della riserva di Komodo, si registra una forte diminuzione dei varani. A spiegarlo il professor Claudio Ciofi, docente dell’Università di Firenze e ricercatore in Indonesia, intervenuto al X Convegno Nazionale della Ricerca nei Parchi, sulla conservazione delle specie animali a rischio di estinzione: “Negli ultimi 30 anni il numero dei draghi è calato del 40% sull’isola di Flores e dalle prime analisi risulta che, probabilmente, la popolazione totale al momento non è superiore ai 1000 individui”.

 

 

Raggiunto per un approfondimento il professor Ciofi ci spiega : “Le popolazioni nel Parco Nazionale di Komodo si trovano su 4 isole (Komodo, Rinca, Nusa Kode, Gili) e contano circa 2500 individui. Sommandoli a quelli scoperti sull’Isola di Flores si arriva a un totale di 3500-4000 esemplari. Non sono note altre località in cui si trovano i varani di Komodo”.

Tutta la vicenda e i dati raccolti dagli esperti accendono così i riflettori sul tema del turismo sostenibile. Un approccio responsabile e rispettoso che, oggi più che mai, dovrebbe diventare il criterio principe delle nostre scelte di viaggio. A beneficio dei luoghi, delle popolazioni e della fauna locale, che in quell’ottica di circolarità che vede interconnesso ogni angolo del pianeta, finisce per rappresentare un beneficio per ciascuno di noi. Facendo sì che, un domani, nessuna isola debba più trovarsi costretta a chiudere le porte a visitatori troppo invadenti.

Alice Zampa

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