Roberto Sanfilippo, ambasciatore ANTER

Storie di ambasciatori

Sono un uomo fortunato. Ho conosciuto Anter nell’anno della sua fondazione attraverso un gazebo ad Alessandria durante gli European Solar Days. Da subito ho capito che essere attivi in Anter voleva dire non avere il ruolo dello spettatore rispetto alle tematiche energetiche.

Il mio primo figlio, Jago, aveva solo un anno e mezzo e volevamo fortemente il secondo, Fedro, che è poi nato ad Aprile del 2010. La neopaternità ha influito molto sull’attivismo che da quel momento avrei riservato ad ogni iniziativa dell’associazione. Già a Maggio del 2010 per la seconda edizione degli European Solar Days siamo scesi in piazza rendendoci conto di quanta ignoranza ci fosse in merito all’argomento rinnovabili.

Con la prima lezione in una scuola ho visto la grande svolta. Non si chiamava ancora Il Sole in Classe quando è nata la mia passione per questo progetto. Vedere gli occhietti dei bambini che si accendono pieni di speranza è diverso da spendere energie per convincere vecchi disillusi che tutto parte dalle singole azioni quotidiane… solitamente gli adulti sono molto bravi a puntare il dito sul malgoverno di quel politico o sulle azioni poco sostenibili di quella multinazionale, ma poco inclini a guardare i propri sprechi energetici quotidiani. Con i bambini è diverso. Appena li si aiuta a capire che cambiare è doveroso oltre che semplice e divertente, diventa piacevole educarli ed improvvisamente lo sforzo ha un senso!

Per questo non mi sono mai chiesto cosa servisse per raggiungere quell’obbiettivo. Delegato e poi Ambasciatore sono stati una conseguenza.

 

Oggi Jago ha 10 anni e frequenta la 5 elementare, Fedro invece ne ha 7 e va in terza. Entrambi hanno visto “Il sole in classe” in più occasioni. È stato motivo di grande orgoglio agli ultimi colloqui sentire dalle insegnanti che per Fedro il lavoro del papà è Salvare il Mondo. Anche per Jago mi sono emozionato molto. La prima volta che abbiamo fatto “Il Sole in Classe” nella sua scuola, lui aveva circa 7 anni. È passato vicino all’aula magna dove stavo svolgendo la lezione con i ragazzi di quarta e quinta (provate a vederli grandi come li vedeva lui!). Incrociare i suoi occhi pieni di ammirazione è stato un regalo indescrivibile. Qualche mese fa abbiamo rifatto quella lezione anche nella sua classe. Sono stato introdotto dal Dirigente Scolastico della scuola che si è soffermato su quanto fosse bello il nome “Ambasciatore” per descrivere questo ruolo. Ha detto difronte ai 120 bambini che ci avrebbero potuto chiamare responsabili o rappresentanti di Anter, ma Ambasciatori è molto più bello, perché l’ambasciatore è colui che porta un messaggio, in questo caso un messaggio di salvezza! Immediatamente dopo ha invitato sul palco l’ assessore all’ambiente che ha descritto alcune iniziative che ci vedono coinvolti nel territorio. Pensate a come mi guardava mio figlio dopo un’introduzione di questo tipo! Pensate all’orgoglio che può aver provato per l’impegno di suo padre verso tematiche ritenute importanti dal preside, l’assessore e le insegnanti. Quale ruolo dà la stessa occasione ad un padre? Per questo sono molto fortunato e devo molto a questo progetto.

Dopo circa 3000 bambini visti negli anni, avrei migliaia di aneddoti da raccontare. In particolare mi restano le osservazioni fantastiche dei più piccoli e le attività con i diversamente abili. Ho ancora il disegno di un bambino autistico intitolato “Le Paliche” riferendosi alle pale eoliche della sua energia rinnovabile preferita. Gli autistici mi colpiscono sempre molto perché vivono in una dimensione tutta loro e quando riesco ad entrarci mi sento un privilegiato.

 

Quest’anno a Luglio Anter ci ha invitato al primo Team Challenge che si è svolto nel magico mondo del Dynamo Camp. È stato incredibile provare tante emozioni tutte insieme con alcune delle persone più straordinarie che conosco, e parlo del Direttivo di Anter, del Presidente, del Coordinatore, del Main Sponsor e dei miei colleghi Ambasciatori.

Il regalo più grande me lo ha fatto il posto in cui eravamo. Quando ho conosciuto il progetto del Dynamo Camp ci avrei voluto portare mio fratello Riccardo Sanfilippo, malato di distrofia muscolare. ma purtroppo la malattia se lo è portato via prima.

Ho indossato per tutto il tempo il suo cappellino con il 46 di Valentino Rossi, ed è stato come se lo avessimo vissuto insieme.

 

Sono un uomo fortunato perché faccio tante cose che mi riempiono la vita grazie a questo progetto.

 

 

 

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