Se l’Ambiente dà i numeri

Massimo Esposti, giornalista de Il Sole 24 Ore, racconta i "numeri" dell'ambiente. Il suo intervento al Tour di SalviAmo il Respiro della Terra

La tecnologia sta offrendo, anche nelle scelte legate all’utilizzo dell’energia da parte delle famiglie, soluzioni destinate a incidere in modo potente non solo funzionalmente, ma anche dal punto di vista ambientale ed economico. Prendiamo ad esempio la cucina a induzione o il fan coil, innovazioni in grado di migliorare attività tradizionali come il cucinare o aumentare la qualità dell’aria in ambiente domestico, ma con una controindicazione: sono altamente energivore con il rischio che possano incidere negativamente sui consumi e, di conseguenza, sul clima.
Questo è vero se l’energia sarà richiesta da fonti tradizionali, le fossili, e non da rinnovabili. La sfida per tutti è proprio questa: una nuova cultura che ci stanno imponendo i numeri del cambiamento climatico con l’aumento delle temperature.
Basti pensare che solo nell’ultimo decennio l’agricoltura italiana ha subito circa 14 miliardi di euro di danni a causa di una mutazione del clima dovuta in gran parte proprio all’uso non corretto delle risorse energetiche a livello globale. Alcune proiezioni indicano che, entro il 2030, il cambiamento climatico costerà al nostro Paese circa 30 miliardi di euro. Cifre da capogiro che diventano terrificanti a livello globale. Se, infatti, solo pochi anni fa la Banca Mondiale proiettava i costi del climate change tra i 70 e i 100 miliardi di dollari l’anno, gli aggiornamenti delle Nazioni Unite spostano le soglie tra i 140 e 300 miliardi di dollari l’anno nel 2030 e tra i 280 e 500 nel 2050.
Ma come, si chiederà qualcuno, se sale la temperatura servirà meno riscaldamento nelle case. Certo, ma bisognerà raffreddarle di più, così come gli uffici e i siti produttivi tutti climatizzati. Ecco perché dobbiamo ridurre le emissioni e aumentare l’utilizzo di fonti rinnovabili.

Già, ma noi, come cittadini, cosa possiamo fare individualmente?
Rispondo con un esempio personale: molte volte mi viene chiesto come poter far fruttare i propri soldi, insomma in che modo investire. E puntualmente io rispondono con una domanda: ma tu sai come spendi i tuoi soldi?
Perché il primo passo per un buon investimento è proprio quello di conoscere come si gestisce il denaro che si ha a disposizione. Così è con l’ambiente, un patrimonio immenso da cui continuiamo ad attingere e che, se non si reintegra, finirà come un conto in banca da cui si preleva e basta senza versare.
Ecco allora che piccoli gesti diventano grandi numeri. In auto ci andiamo tutti, giusto?, ma chissà se qualcuno riuscirà mai a contare quanti motori di auto in un giorno vengono lasciati accesi senza alcun motivo. Forse meglio non saperlo, però dobbiamo essere ben consapevoli che quell’auto accesa perché fa freddo o caldo è il nostro contributo negativo a un aumento delle emissioni.
Così come rinviare i lavori di efficienza energetica della casa considerandoli un costo. Ragioniamoci: abbinare questi interventi all’energia da rinnovabili significa meno consumi, bollette meno pesanti, qualità della vita in casa più alta e, anche, la consapevolezza di essere partecipi di un cammino verso un futuro migliore per tutti.
Anni fai andai per il mio giornale nel paesino di Gussing, in Austria, che dagli anni 80 è diventato un modello per l’utilizzo delle energie rinnovabili. Quello che mi colpì fu, in particolare, l’orgoglio degli abitanti proprio per la difesa dell’ambiente quando, in un bar per un caffè, mi misi a chiacchierare con alcuni cittadini facendomi raccontare la loro esperienza. “Vuole conoscerla?” mi disse uno. “Allora venga con me”. E mi portò a casa sua “per sentire il caldo” ottenuto dalla centrale a energie rinnovabili posta in un bosco fuori dal paese.
Non sarebbe male anche qui da noi? Io penso che se combatteremo bene ce la faremo.

Questo è un po’ quello che ho raccontato nel Tour di Anter, dove mi sono trovato, da giornalista economico-finanziario, a dover “dare i numeri” come li vedo io sull’ambiente. Ma, soprattutto, ho imparato tanto. A partire dall’impegno quotidiano di Anter in un Paese difficile anche quando si dovrebbe fare fronte comune per la salute e il futuro di tutti. Poi le relazioni dei docenti invitati a spiegarci con terribili, ma veri, dati alla mano che l’aria che respiriamo dentro e fuori dalle case siamo noi, noi tutti, a trasformarla spesso in veleni che, a partire dai bambini, minano silenziosamente la nostra salute.
Interessante anche l’analisi di chi ha scelto come azienda fornitrice di energia di utilizzare solo fonti rinnovabili. Una strada non facile in uno scenario dove le fonti fossili la fanno ancora da padrone, ma premiata da una spinta etica-ambientale che si sta diffondendo tra le famiglie.
Perché alla fine spetta ai luoghi dell’educazione, famiglie e scuole, coltivare quello spirito di partecipazione al grande progetto di salvaguardare l’ambiente anche parlandone in casa o in classe. I sistemi più complessi, ci insegna l’economia, sono fatti da tanti e piccoli “meccanismi” che però devono funzionare senza problemi. Insomma, dobbiamo creare una catena del valore dove si vince tutti perché se si perde, perdiamo tutti. E il pubblico ha dimostrato, con il proprio interesse ed entusiasmo, di capirlo perfettamente.

Massimo Esposti, giornalista Sole 24 Ore, al tour di SalviAmo il Respiro della Terra

 

p.s. Le incursioni nel Tour del grande Giobbe Covatta dimostrano come chi ha a cuore veramente l’ambiente possa utilizzare in modo bellissimo anche le armi di un’ironia intelligente che fa riflettere. Giobbe, un vero mito.

 

Massimo Esposti, per ANTER

 

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