UNIMORE: Come ricavare energia dai rifiuti mangiati dagli insetti

La trasformazione dei rifiuti organici urbani e degli scarti della grande distribuzione in cibo destinato agli insetti, al fine di ricavare biomateriali funzionali alla produzione di mangimi, materie plastiche, energia, oltre che ingredienti di alimenti. Ecco l’obiettivo perseguito dal progetto elaborato dai ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), i quali riceveranno oltre 800mila euro , destinati alla realizzazione dell’impianto preposto a ricavare dagli insetti prodotti di origine organica. Il contributo si iscrive all’ interno di SCALIBUR (Scalable Technologies for Bio-Urban Waste Recovery – Tecnologie scalabili per il recupero dei bio-rifiuti urbani), progetto europeo coordinato da ITENE (Instuto Tecnologico del Embalaje, Transporte y Logistica) di Valencia, a cui aderiscono 21 partner, appartenenti a 9 nazioni.

 

Dunque, risulterà fondamentale il contributo di Unimore nella realizzazione di un progetto di ricerca europeo preposto all’ impiego dei rifiuti organici urbani e degli scarti della grande distribuzione ai fini della produzione di biomateriali. Il conseguimento di tale proposito avrà luogo mediante la trasformazione dei rifiuti organici urbani in un nutrimento per gli insetti, affinché questi li trasformino in sostanze pregiate da cui ricavare mangimi, materie plastiche o a fini energetici, oltre che ingredienti di alimenti.

 

Nell’Unione Europea sono presenti ogni anno più di 100 milioni di tonnellate di rifiuti organici, i quali corrispondono approssimativamente, a 200 kg a persona. Il 75% di tali scarti è destinato alla discarica o, in alternativa, all’ incenerimento, pratica da cui derivano notevoli problemi ambientali. I rifiuti organici, infatti, durante il processo di decomposizione producono gas, contaminando, inoltre, il suolo e le falde acquifere.

 

Affiora con chiarezza, pertanto, come questa pratica causi la negazione dei principi fondanti dell’economia circolare, provocando, inoltre, lo spreco di sostanze nutritive ed energia. SCALIBUR si prefigge di affrontare e gestire questo problema. Il progetto, finanziato nell’ ambito di Horizon 2020, dispone di risorse totali pari a 10 milioni di euro, parte dei quali, come precisato, sarà destinata al gruppo di ricerca Unimore. Quest’ultimo, in collaborazione con l’impresa Kour Energy-Srl, si adopererà alla costruzione di un impianto pilota con ricavare sostanze ad alto valore aggiunto, mediante insetti che saranno allevati in massa nell’impianto realizzato grazie al progetto POR-FESR “ValoriBio.

 

A conferma di quanto asserito, la dottoressa Lara Maistrello, entomologa di Unimore, ha dichiarato: “Analogamente a quanto avviene in natura, dove i rifiuti non esistono, è possibile fare economia circolare con gli insetti. Le sostanze organiche scartate dall’ uomo, come i residui della grande distribuzione e dei ristoranti, saranno il nutrimento delle larve di “mosca soldato che li trasformeranno in proteine, lipidi e chitina. Queste sostanze pregiate potranno essere utilizzate per produrre materie plastiche innovative, a fini energetici, ma anche per produrre mangimi e ingredienti di alimenti, una volta esclusa la presenza di sostanze pericolose”.

 

Tra i referenti dell’Ateneo modenese-reggiano che prendono parte al progetto è possibile annoverare docenti e ricercatori dei Dipartimenti di Scienze della Vita e di Giurisprudenza, tra cui: il prof. Andrea Antonelli (Scienze e Tecnologie alimentari), coordinatore dell’unità di ricerca in Unimore, le dott.sse Lara Maistrello (Entomologia) e Francesca Masino (Scienze e Tecnologie alimentari), i dottori Enrico Francia e Anna Justina Milc (Agronomia e Coltivazioni erbacee), ed i proff. Luigi Foffani (Diritto penale) e Silvia Manservisi (Diritto agrario).

 

Il professor Antonelli esemplifica le finalità generali di SCALIBUR  asserendo che obiettivo precipuo del progetto “è recuperare e valorizzare i rifiuti organici urbani, gli scarti della grande distribuzione, i fanghi provenienti dalla depurazione delle acque dei depuratori urbani per ottenere prodotti bio-based da reimmettere nel mercato limitando così non solo l’impatto ambientale che deriva dalla gestione dei rifiuti, ma generando nuova ricchezza e posti di lavoro […] Questo successo – continua il prof. – Andrea Antonelli è anche il frutto dell’investimento che il nostro Ateneo ha fatto negli ultimi anni con la partecipazione alle piattaforme pubbliche private europee. Così pure possiamo affermare che parte del merito va anche alla Direzione ricerca, trasferimento tecnologico e terza missione per il grande lavoro di supporto e consulenza che ci ha fornito”.

 

 

Antonio Coco

®Eco_Design WebMagazine

 

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