USA, entro il 2024 il carbone sarà “fuori mercato”

Un report di Morgan Stanley stabilisce che entro il 2024 l’energia prodotta dal carbone sarà più costosa di quella ottenuta tramite solare ed eolico e le centrali dovranno essere riconvertite

Dismettere le centrali a carbone e riconvertirle per la produzione di energie rinnovabili. È questa la soluzione economicamente più vantaggiosa secondo uno studio americano pubblicato da Morgan Stanley & Co. che dice a chiare lettere che le rinnovabili sono destinate sostituire l’impiego del carbone su larga scala. 

Intitolato “La seconda ondata di energia pulita – Parte II: chi può cavalcare l’onda?” il report segue un’altra ricerca uscita a dicembre 2019 e afferma che entro il 2024 il costo dell’energia prodotta con il carbone supererà quello dell’energia ottenuta tramite fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolico.

“Abbiamo confrontato i costi di gestione di ogni centrale a carbone con le nostre previsioni statali sui costi delle energie rinnovabili in 13 titoli e identificato 47.000 MW di capacità di carbone che diventerà più costosa delle energie rinnovabili entro il 2024″, scrivono gli analisti di Morgan Stanley nel rapporto. “Stimiamo che ciò rappresenti un’opportunità di capitale di 64 miliardi di dollari e un aumento dei guadagni per le azioni che copriamo fino al 14% nel 2025.”

In quest’ottica diventa evidente come numerose imprese dovranno adeguarsi convertendo le centrali termoelettriche con progetti rinnovabili più economici.

In sintesi la celebre banca d’affari statunitense conferma dunque la tendenza in corso dell’abbassamento del costo delle energie rinnovabili, che in molti paesi sono già più economiche rispetto a quelle fossili.

In Europa le fonti rinnovabili hanno già superato le fossili

Va ricordato anche che in Europa il 2019 ha segnato un traguardo storico, che ha visto la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili superare per la prima volta quella prodotta da fonti fossili. Un dato che si lega al crollo nella produzione di carbone, scesa del 24% nell’UE nel 2019, e agli aumenti dei “prezzi della CO2” (le famose quote di emissione ETS).

Inoltre, l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) aveva già indicato nei suoi report che il prossimo anno oltre i tre quarti dell’eolico terrestre e i quattro quinti della capacità solare fotovoltaica produrranno energia a prezzi inferiori rispetto ai nuovi impianti a combustibile fossile.

Le previsioni parlano di un’espansione della capacità globale di energia rinnovabile del 50% entro il 2024, con ulteriori 1.200 GW di potenza, il 60% dei quali provenienti  dagli impianti solari ed un quarto dall’eolico terrestre.

 

Gli Usa sempre più verso la decarbonizzazione

E va detto che già lo scorso anno per la prima volta nella storia degli Usa le energie rinnovabili avevano superato il carbone. Secondo i dati dell’Energy information administration, infatti, il solare e l’eolico avevano fornito il 23% della produzione di elettricità negli Stati Uniti, rispetto al 20% del carbone

A dimostrazione che anche negli Usa il carbone è ormai sempre più fuori mercato, è la chiusura di pochi giorni fa, dell’ultima centrale elettrica a carbone dello Stato di New York. Di proprietà della Somerset Operating Company l’impianto era in funzione da 37 anni e il 31 marzo ha definitivamente spento le sue turbine.

Nonostante i costanti tentativi di rilancio delle fonti fossili portati avanti dal presidente Donald Trump, anche gli Usa sembrano aver imboccato una volta per tutte la strada delle rinnovabili.

 

Alice Zampa

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