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Cesare Cremonini e la sua filosofia per un mondo più ‘green’

Per il cantautore bolognese in partenza per un tour negli stadi, “un mondo che rispetta l’ambiente rispetta anche la vita, e quindi è un mondo più felice”

È il golden boy della musica italiana. Il cuore giovane del pop nostrano che nel novembre 2017 ha pubblicato il suo sesto album, Possibili scenari, e che dal prossimo giugno sarà impegnato in un tour negli stadi italiani. Già raggiunta quota 140mila biglietti staccati per le quattro date estive e superato i 50mila a San Siro a Milano, il 20 giugno. Cesare Cremonini è uno di quegli artisti che non hanno bisogno di presentazioni, soprattutto se hanno in mano la ricetta per un mondo più green.

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Quando hai capito che il tuo amore per la musica sarebbe potuto diventare un mestiere?
Non sono ancora certo che sia un mestiere, meglio continuare a trattarlo come un sogno. Credo però che la creatività nasca sempre dall’esercizio e dal sacrificio. Le canzoni non piovono dal cielo come si vorrebbe.
Ma è vera la storia che tua madre ti spezzò la chitarra sulla schiena ai tempi di 50 Special?
Si, è vero, e ancora la ringrazio. A diciotto anni avevo preso la strana abitudine di esercitarmi sul libro dei quiz per la patente, coprendolo con quello di filosofia, che era più grande. Avevo le mie priorità. La cosa andò avanti in quel modo per qualche mese, ma era davvero troppo strano vedermi così concentrato e silenzioso. Quando mia madre lo scoprì si arrabbiò moltissimo e in preda ad un attacco di ira funesta prese in mano la prima cosa che le capitò sotto tiro. Meglio la chitarra che il ferro da stiro, comunque! Ma fu merito suo se quello stesso pomeriggio scrissi 50 Special, perché appena uscì di casa mi misi al pianoforte.
Com’è stato il passaggio dalla musica classica, nella quale sei cresciuto, al mondo del pop?
Ascoltavo i Queen e studiavo Chopin. C’erano così tanti punti d’incontro fra quelle due esperienze musicali che mi venne naturale pensare di scrivere canzoni partendo proprio da quello che avevo studiato fino ad allora. Spesso le mie canzoni nascono dall’eco di quei ricordi, e ancora oggi prendo lezioni di pianoforte.
Cantare con Jovanotti è stato un sogno che si è avverato?
Sì. Quando sono stato da lui a Cortona per registrare la sua parte, per ringraziarlo gli ho portato una teglia di lasagne vegetariane preparata da mia madre. Tra tutte le persone che ho incontrato fino a ora nel mondo della musica lui è quella che più mi è sembrata dall’animo puro, gentile, umano.
Cosa pensi dell’ecologia?
L’ecologia per me è un valore. Non è sempre facile però comprenderne gli effetti concreti nell’immediato. Credo sia importante comunicare che un mondo che rispetta l’ambiente rispetta anche la vita, e quindi è un mondo più felice. È la felicità nostra o di chi amiamo, ciò che ci sta più a cuore. Penso non si possa parlare di globalizzazione senza affiancarle la parola ecologia.
Cosa si potrebbe fare in più per rispettare l’ecosistema?
Dovremmo renderci tutti più responsabili probabilmente. È sempre troppo facile fare scelte o non farle quando chi pagherà per questo non saremo noi ma i nostri figli.
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Il mondo musicale potrebbe impegnarsi maggiormente?
Si, certo. soprattutto nella comunicazione. Perché il mondo musicale di oggi è talmente in crisi economica che non ha le risorse necessarie per rendere concreti progetti alternativi a quelli esistenti. Sono pochissimi gli artisti che se lo possono permettere.
Ci descrivi il tuo vademecum quotidiano nel segno del rispetto dell’ambiente?
Cerco di sprecare meno acqua possibile per le faccende domestiche, e ho utilizzato tecniche e materiali a basso impatto ambientale per la ristrutturazione di casa mia.
Quale, tra le forme di energia alternativa, è quella giusta?
Mi piace pensare che sia il sole a rappresentare l’alternativa per una energia pulita.
Musica e impegno ambientale dagli anni ’60 a oggi: il pezzo-manifesto scelto da Cesare Cremonini.
Il ragazzo della via Gluck, il primo segno ambientalista che ha lasciato la musica italiana nella storia.

 

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