Clima, l’allarme di Climate Central: “Le principali città costiere sommerse dall’acqua entro il 2100”

Il video pubblicato dall'Ong mostra cosa accadrebbe alle nazioni insulari se il trend attuale di emissioni restasse inalterato

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“Con le attuali emissioni, le principali città costiere del mondo potrebbero essere sommerse dall’acqua entro il 2100”. L’allarme lanciato dall’ong Climate Central che, in vista della Cop26, pubblica un filmato con le immagini a del  disastro che potrebbe accadere nei prossimi decenni a causa dell’inazione climatica.


Volete davvero vedere queste immagini in futuro? Quale scenario futuro vogliamo scegliere ora?“, si chiede Climate Central nel video pubblicato sui social che mostra le immagini dei potenziali effetti dell’inazione climatica: se il trend attuale di emissioni restasse inalterato, ben prima del prossimo secolo le temperature globali potrebbero salire di almeno 3°C. Questo comporterebbe un ennesimo scioglimento dei ghiacciai ed un innalzamento del livello del mare che potrebbe essere fatale per tutte le città situate sulle coste. Se invece si riuscisse a dimezzare le emissioni di gas climalteranti entro il 2030, l’aumento della temperatura globale potrebbe essere limitato a 1,5°C.  Un vero e proprio monito a due settimane dalla Cop26.

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Nel filmato, c’è una prospettiva grafica di un disastro che potrebbe accadere nei prossimi decenni: Singapore, Houston, Città del Capo, Glasgow, Hong Kong, Tunisi, Danzica, Rio de Janeiro, New York, Copenaghen, Venezia, Dacca e Sydney potrebbero rimanere sommerse.

Si tratta di una ricostruzione basata sui dati di vari studi condotti da ricercatori dell’Università di Princeton e dell’Istituto di ricerca sul clima di Potsdam. Molte piccole nazioni insulari rischiano di perdere gran parte del proprio territorio e una cinquantina di metropoli, soprattutto in Asia, hanno davanti a sé un futuro incerto.

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Attualmente, circa il 5% della popolazione mondiale vive su terreni al di sotto del punto in cui si prevede che il livello dell’alta marea aumenterà (1,9 metri) nei prossimi secoli a causa dell’anidride carbonica che l’attività antropica ha già aggiunto all’atmosfera.

Se le emissioni di carbonio vengono abbassate al limite proposto dall’Accordo di Parigi sul clima e il riscaldamento viene mantenuto a 1,5° C, ciò porterebbe a una mediana di 2,9 metri di innalzamento plurisecolare del livello del mare, con un impatto sulla terra abitata oggi da 510 milioni di persone. Ma se il pianeta subisce un riscaldamento di 3° C, la linea dell’alta marea potrebbe invadere la terra occupata da ben il 10% dell’attuale popolazione globale. In termini assoluti, la Cina è il Paese che ha più da guadagnare dalle politiche climatiche efficaci, visto che  circa 50 milioni di cinesi sarebbero minacciati dall’innalzamento plurisecolare del livello del mare con un riscaldamento di 3° C, ma che non sarebbero minacciati se il riscaldamento venisse limitato a 1,5° C”, affermano i ricercatori.

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