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Cosa determina il costo del carburante e le previsioni per il futuro

Prevista una stangata di 415 euro in più nel 2018 per l’acquisto della benzina e del diesel. Motivo in più per decidere di passare a un’auto elettrica.

Cara benzina, quanto mi costi? Tanto, sempre di più. Altro che vacanze: prima di fare il pieno all’automobile bisognerebbe pensarci due volte visto che, nelle tasche degli italiani, la stangata è di 415 all’anno per maggiori spese dovute all’acquisto del carburante. Questo perché l’industria del petrolio corre spingendo la benzina al di sopra di quota 1,6 euro al litro, ai livelli massimi dall’ estate 2015. L’allarme è stato lanciato a giugno dal Codacons (associazione dei consumatori) ma ormai, un giorno sì e un giorno no, gli automobilisti hanno a che fare con ritocchi all’insù. Sul sito del Ministero è possibile comparare i prezzi di benzina, diesel e gasolio fra i Paesi Ue.

Ph. credits Jonathan Petersson

Come si forma il prezzo finale della benzina

La voce di costo si compone di tre parti: Platts e tassazione, la seconda delle quali è divisa in due parti (accise + Iva).

Il Platts è il prezzo internazionale del carburante, dal nome della piattaforma privata dove s’incontrano domanda e offerta. Che non è il prezzo del greggio. L’agenzia Platts, con sede a Londra, da oltre cento anni valuta con le sue rilevazioni tutti i prezzi dei carburanti. Tra i suoi principali azionisti, Barclays Global Investors, Goldman Sachs Asset Management, Vanguard Group, Deutsche Asset Management Americas, Barclays Global Investors. In sintesi, chi stabilisce il prezzo è un colosso privato.

In Italia il prezzo più alto che altrove dipende dalle accise (da accidere, decurtare), le imposte di produzione e vendita che dovrebbero andare a finanziare specifici capitoli di spesa (tasse di scopo) su cui grava anche l’Iva. Tanto per capirsi, se a giugno viaggiava a quota 1,648 euro il prezzo di un litro di benzina, ben 0,728 euro erano di accise e 0,297 di Iva.

Se gli utili sono molto alti a monte della filiera, dove avviene l’estrazione del petrolio, i ricavi per la distribuzione derivanti dalla vendita al dettaglio sono parecchio bassi, a scapito delle compagnie. Quando i prezzi sono troppo alti, infatti, ne risente il giro d’affari dei benzinai, penalizzando così l’ultima parte della filiera. Non fatevi ingannare dunque dal prezzo del carburante che si legge sul distributore: a quello vanno sottratte le accise e l’Iva per capire a quanto ammonta effettivamente il guadagno dei benzinai, chiamati a pagare tutte le fasi di trasporto e raffinazione.

Il patto di governo dell’Esecutivo prevede “l’eliminazione delle componenti anacronistiche” delle imposte sul carburante. Ma – 72 centesimi di accisa su ogni litro di verde e i 61 gasolio hanno reso nel 2017 allo Stato 25 miliardi. Potrebbe essere un’emorragia importante per i conti pubblici

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Le previsioni (quasi impossibili) per il futuro

Difficile prevedere come muterà il prezzo del greggio. Il petrolio è suscettibile di più variazioni e oscillazioni nel corso del tempo, condizionato da diversi fattori come le tensioni geopolitiche che attraversano i paesi mediorientali, le politiche dei paesi produttori che tengono alti i prezzi per rinnovare gli impianti di estrazione, guasti tecnici e altro. La Figisc (federazione italiana gestori degli impianti dei carburanti) ha provato a dipingere uno scenario ipotetico per i prossimi mesi, fissando il prezzo fra i 75 e gli 80 dollari al barile. Prezzo dettato dalla strategia dei paesi Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) che prevede un impegno ben preciso per i paesi produttori che aderiscono. Ma conta anche l’andamento altalenante del cambio euro/dollaro che influenza il prezzo del barile. Esistono diversi motivi, insomma, per supporre un rialzo del greggio nei prossimi mesi, considerando i problemi nelle forniture dall’Iran, Venezuela e Libia.
C’è anche un altro aspetto. Il continuo caro-benzina è destinato ad avere ripercussioni sul mercato commerciale delle auto. Di recente, l’Unione petrolifera, associazione che aggrega le principali aziende di raffinazione e distribuzione, ha stabilito che in Italia il parco auto circolante nel 2030 subirà un lieve calo (fino a 34 milioni di mezzi). Se per le ibride è previsto un boom (da 157mila nel 2017 a 3,5 milioni nel 2030), le auto elettriche dovrebbero diventare 460mila tra 12 anni, a fronte delle 7mila nel 2017.

 

Il confronto con il passato

Nel 2017 era andata meglio. Rispetto allo stesso periodo di un anno fa, nel giugno 2018 la benzina è costata il 10,4% in più mentre i rincari del diesel hanno registrato +13,7% rispetto al giugno 2017: sono i dati analizzati dal Codacons che ha preso come riferimento i listini ufficiali del Mise. Oggi fare un pieno di benzina significa spendere dai 5 ai 7 in più rispetto al 2018, fra gli 8 e i 9 euro in più per il diesel. Ma fu il 2014 l’annus horribilis per i prezzi alle stelle della benzina che nel luglio di quattro anni fa arrivò a toccare il massimo di 1,761 euro al litro. Da dimenticare anche il 2013 (quando nel mese di marzo il prezzo medio sfiorò 1,8 euro al litro) mentre nel 2012 il prezzo medio superò la soglia di 1,8 euro.
Il futuro del costo del carburante è dunque un’incognita. Le continue oscillazioni dei costi di carburante sono un motivo in più per modificare le proprie abitudini e scegliere di acquistare un veicolo a emissione zero, come le auto elettriche.

 

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