Germania, dal 2038 addio al carbone

In vent'anni la locomotiva d'Europa cercherà di ridurre progressivamente l'uso dei combustibili fossili con una decisa accelerazione verso le energie rinnovabili.

La Germania, quarta economia mondiale nonché maggior consumatore di carbone in Europa, tra il 2035 e il 2038 porrà fine all’utilizzo del carbone. In seguito a mesi di contrasti, la Commissione tedesca sul carbone ha chiuso il rapporto raccomandando la dismissione dell’impiego di tale fonte fossile. Verosimilmente il governo si atterrà a questa disposizione diretta a porre un freno i cambiamenti climatici. Il paese ricava circa il 40% della propria energia dal carbone, piazzandosi al primo posto in Europa. In particolar modo, risulta cospicuo l’impiego di lignite, la tipologia di carbone più inquinante.  Numerose sono le cause che hanno indotto la Germania al largo impiego del carbone, tra cui la presenza di grandi miniere. Vi sono anche ragioni più recenti: nel 2011, in seguito al disastro della centrale giapponese di Fukushima, il governo tedesco ha deliberato la definitiva rinuncia all’energia atomica. L’iter che condurrà alla trasformazione del sistema energetico è stato delineato dalla Commissione per l’uscita dal carbone, composta da 28 membri, tra cui si annoverano rappresentanti dell’industria, dei sindacati, delle associazioni ambientaliste, oltre che tre esponenti dei partiti di governo, privi, tuttavia, del diritto di voto. La proposta prevede un percorso graduale attraverso il quale porre fine all’utilizzo del carbone e promuovere misure compensative in favore degli operatori delle centrali. Le regioni minerarie, inoltre, godranno di forme di supporto, mentre saranno varate misure ad hoc con cui salvaguardare i consumatori dall’aumento dei prezzi.

Cosa prevede il piano? Prima di tutto, la proposta mira a far sì che la Germania cessi la produzione di elettricità dal carbone al più tardi nel 2038. Le associazioni ambientaliste sostengono la necessità di anticipare l’eliminazione del carbone già dal 2035. Tale argomentazione è giustificata in nome dell’esigenza di rispettare quanto previsto dal Report dell’IPCC, secondo cui i Paesi industrializzati devono ridurre il consumo di carbone entro il 2030, qualora si voglia realmente limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi. Coerentemente a questa argomentazione, Luca Bergamaschi, ricercatore associato, Istituto Affari Internazionali, asserisce che la decisione tedesca “è un primo passo necessario ma non sufficiente. Per rispettare l’Accordo di Parigi l’Europa deve uscire dal carbone entro il 2030. Il risultato mostra comunque che la trasformazione energetica sta procedendo su una scala senza precedenti, con 40 miliardi destinati alla transizione sociale nei prossimi 20 anni“. L’Italia, sottolinea Bergamaschi, “ha confermato alla recente Cop24 la volontà di uscire dal carbone entro il 2025 […] uno dei rischi più grandi, che vale anche per la Germania, è quello di rallentare la decarbonizzazione di medio e lungo periodo se si sceglierà di puntare su nuovo gas fossile invece di una più rapida introduzione delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, delle reti elettriche e delle tecnologie intelligenti già disponibili in commercio per gestire la variabilità delle rinnovabili in modo sicuro e senza un aumento complessivo dei costi. Diversi studi mostrano che l’Italia può uscire dal carbone senza bisogno di nuovo gas, ma sfruttando le infrastrutture esistenti”.

Nei suoi aspetti più tecnici il piano si ripropone di eliminare 12,5 GW di carbone entro il 2022, compresi 3 GW di lignite. Entro il 2030, invece, saranno dismessi altri 6 GW di lignite e 7 GW di carbone fossile. Per le regioni colpite sono previste compensazioni pari a 40 miliardi di euro, sebbene la richiesta iniziale fosse di 60 miliardi, elargiti nei prossimi 20 anni; ai fruitori, industriali e privati di energia elettrica saranno conferiti circa 2 miliardi di euro all’anno. Dal 2020 scatteranno i risarcimenti in favore dei gestori delle centrali a carbone. Ulteriore obiettivo del piano è la tutela della foresta di Hambach, considerata un autentico simbolo delle proteste anti-carbone. Come accennato, la proposta della Commissione, sebbene sprovvista di una valenza legalmente vincolante, gode del sostegno di un’ampia maggioranza in Parlamento. Alla luce di ciò, vi è ampia fiducia in merito alla decisione governativa di seguire le raccomandazioni della Commissione. Tra coloro che si sono schierati per far sì che le proposte diventino vincolanti, spicca la 16enne svedese Greta Thunberg che, in prima linea nella sensibilizzazione alle questioni ambientali, ha mobilitato 10.000 studenti a Berlino richiedendo alla Commissione di emanciparsi da una “politica climatica assolutamente irrazionale e irresponsabile.

 

 

Antonio Coco

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