Idrogeno verde, per il ministro Cingolani tra le priorità del MiTE

"E' il vettore ideale: tra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile"

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Idrogeno verde e fusione nucleare. Ecco le priorità del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: “Questa è la transizione che ho in testa”.

Fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate, perché hanno un problema di dismissione, e staremo investendo sulla fusione nucleare, che ora sta muovendo i primi passi nei laboratori”. Il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, enuncia due tra le priorità ed opportunità da cogliere:  idrogeno verde e fusione nucleare.

“Al momento non abbiamo gli impianti, non sappiamo come stoccare e come utilizzare l’idrogeno. Ma questa è solo la realtà odierna. Dobbiamo cominciare a lanciare i nostri programmi, dobbiamo creare quel sistema che intorno a quel vettore energetico ci consenta di operare al meglio”, afferma il ministro.

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Tra le mosse del suo Ministero verrà rinnovato il piano energetico nazionale, ritenuto non  più in linea con i progetti del Piano nazionale di ripresa a resilienza (PNRR). Inoltre  “è intenzione del ministero della Transizione ecologica definire il Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, la mappa delle aree in Italia dove si possono cercare ed estrarre idrocarburi) entro i termini di legge del prossimo 30 settembre”, ha dichiarato  Cingolani.

Le competenze in materia di energia ora sono state reindirizzate verso il dicastero per la Transizione Ecologica, “una novità che segna un salto di qualità nella sfida ambientale del Paese”, sostiene il ministro.

Nello specifico, i nuovi ambiti di intervento del ministero riguarderanno:

  1. la competenza in materia di autorizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di competenza statale, anche ubicati in mare, di sicurezza nucleare e di disciplina dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi;
  2. la competenza in materia di agro-energie;
  3. la competenza sui piani e sulle misure in materia di combustibili alternativi e delle relative reti e strutture di distribuzione per la ricarica dei veicoli elettrici, sulla qualità dell’aria, sulle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e per la finanza climatica e sostenibile e il risparmio ambientale, anche attraverso tecnologie per la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, i compiti di pianificazione in materia di emissioni nei diversi settori dell’attività economica, ivi compreso il settore dei trasporti.

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Parlando di idrogeno verde,  il progetto europeo PROMETEO, coordinato da ENEA (l’agenzia italiana per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile) mira a ridurre i costi di produzione dell’idrogeno verde, a meno di 2 €/kg in prospettiva, grazie ad una tecnologia altamente efficiente che combina l’elettricità da fotovoltaico (o eolico) con il calore da solare a concentrazione. Prevede un investimento di 2,7 milioni di euro. 

Il cuore della sfida di PROMETEO sta nel garantire continuità alla produzione di idrogeno da elettrolisi anche quando l’energia rinnovabile da fonte solare non è disponibile a causa dell’intermittenza o nei periodi in cui è più conveniente utilizzarla, come ad esempio nei surplus di produzione; ciò consentirà di essere altamente competitivi in termini di costi”, piega Alberto Giaconia, il ricercatore ENEA che coordina il progetto, ““Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050 impongono alla ricerca di trovare nuove strade per produrre e sfruttare le fonti rinnovabili in modo ottimale e su larga scala. E l’idrogeno verde ha tutte le caratteristiche per supportare la transizione energetica”, Giorgio Graditi, Direttore del Dipartimento ENEA di Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili.

 

 

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