Inondazioni, le grandi opere per proteggere le città a rischio

Venezia, Bangkok e Amsterdam tra le città più vulnerabili al riscaldamento globale

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Le forti precipitazioni e altri eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti. Ma non è di certo una cosa che ci sorprende. Il surriscaldamento terrestre sta alterando ogni tipo di equilibrio e ci sono alcune città che corrono maggiori rischi in termini di inondazioni. 

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Climate Risk Management dal titolo “Global analysis of sea level rise risk to airports” sono state prese in esame 14 mila strutture in tutto il mondo scoprendo che anche un modesto aumento della temperatura ne porrebbe 100 al di sotto del livello del mare entro il 2100.  I ricercatori hanno scoperto che 269 aeroporti sono già attualmente a rischio di inondazioni costiere. 

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Se Bangkok subirà le maggiori trasformazioni entro il 2050, piazzandosi prima nella classifica a causa del più alto rischio di inondazioni dovute sia all’innalzamento del livello del mare che a un aumento della temperatura di 1,67 °C, Ho Chi Minh City e Amsterdam saranno rispettivamente la seconda e la terza città a sperimentare lo stravolgimento climatico in atto. Al quarto posto si piazza Nairobi, in Kenya

Per affrontare tali conseguenze, molte città in tutto il mondo sono impegnate a progettare e costruire grandi opere e sistemi di difesa per proteggersi dalle mareggiate e inondazioni.

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Il fenomeno dell’acqua alta esiste da sempre. Nella città di Venezia avviene soprattutto in inverno e in primavera, quando l’aumento del livello del mare si associa all’azione dei venti di scirocco.

Solo una volta nella storia, nel corso dell’alluvione del 4 novembre 1966, l’alta marea ha raggiunto a Venezia un’altezza superiore a quella del 12 novembre 2019 quando l’acqua alta è arrivato a 187 cm, inondando anche la Basilica di San Marco e provocando danni irreparabili.

Inondazione del 12 novembre 2019, Venezia

 

 

Oggi la città è mediamente di 23 cm più bassa sull’acqua rispetto dagli inizi del ‘900. A seguito dell’alluvione del novembre 1966, fu avviato un progetto per un sistema di paratoie mobili, MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), poste alle tre bocche di porto, che separano temporaneamente la laguna dal mare in caso di alta marea.  

Il progetto è stato scelto dopo anni di studi e la realizzazione è iniziata nel 2003. A causa dei costi elevati e le preoccupazioni per i rischi ambientali, il completamento dell’opera è stato ritardato fino ad arrivare al 10 luglio 2020 quando, alla presenza del premier Giuseppe Conte, c’è stata la prova generale di innalzamento delle paratoie. E’ stata quella la prima volta che il sistema di 78 dighe mobili è entrato in funzione alle tre bocche di porto del lido di Venezia, separando la laguna dal mare. Il Mose dovrebbe essere terminato entro il 31 dicembre 2021.In occasione della prima acqua alta della stagione, il Mose sembra aver funzionato: l’acqua è rimasta fuori dalla laguna, non arrivata in Piazza San Marco e, al suo interno, il livello del mare è rimasto fermo a 70 centimetri.

Ma Venezia non è l’unica città vulnerabile alle inondazioni.  Londra è vulnerabile alle inondazioni, in particolare in seguito alla risalita di acqua di mare lungo il fiume TamigiLa città dispone di una grande barriera meccanica che si solleva quando il livello del mare raggiunge un certo punto ed è in funzione dal 1982. E’ la Thames Barrier, un sistema che dovrebbe tenere fino al 2070, come dichiarato dall’Agenzia dell’ambiente britannica.

La barriera è alta come un edificio di sei piani che chiude i portelloni quando il mare minaccia di allagare l’entroterra. Situata a Woolwich Reach, a sud dell’abitato di Londra, il suo scopo è quello di prevenire eccezionali ondate di alta marea. 

Prima del 1990 il sistema era entrato in funzione da una a due volte l’anno in media ma dal 1990 il numero delle chiusure è aumentato a quattro per anno e nel 2003 vennero chiuse per ben 14 maree consecutive. Comprende paratie costruite in acciaio che ruotano su se stesse per chiudere i varchi in caso di necessità. Sono vuote all’interno e possono essere riempite d’acqua in caso di necessità, divenendo operative e chiuse in soli 15 minuti dalla loro messa in funzione.

La barriera Thames Barrier, Londra

Il Bangladesh è uno dei paesi più poveri dell’Asia e anche una delle località a maggiore rischio per l’innalzamento del livello del mare. La sua capitale, Dacca, è in cima alla lista delle città del mondo ritenute più vulnerabili al cambiamento climatico (Fonte Maplecroft).  Il paese sta attuando due importanti progetti del valore complessivo di 470 milioni di dollari, per creare più foreste lungo la fascia costiera e costruire ripari multipiano per ospitare le persone in caso di cicloni e alluvioni dal mare. 

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Le paradisiache isole delle Maldive potrebbero scomparire nel giro di pochi decenni. Il paese grazie ad una grande diga che è stata costruita intorno alla capitale, Malè, dopo le forti inondazioni del 1980 è riuscita a protegge la città durante il devastante tsunami del 2004.

Nel 2011 a San Pietroburgo è stata inaugurata una diga colossale per proteggere la città dalle piene del fiume Neva, separandolo dal resto del Golfo di Finlandia. Il dispositivo è lungo 25 chilometri ed è la più imponente opera pubblica costruita in Russia negli ultimi anni, costata l’equivalente di 2,7 miliardi di euro, può resistere a piene di oltre 5 metri. La sua costruzione è cominciata nel 1971 e dopo alcuni anni di fermo, negli anni 90 e 2000, il cantiere è stato riaperto dal presidente Vladimir Putin. Ad ideare la diga unga 25,4 km e alta 8 metri è stato il britannico Halcrow Group.

Il caso dell’Olanda

Con i suoi 18.000 chilometri di dighe e il 40% del territorio sotto il livello del mare, l’Olanda da anni si sta proteggendo dagli innalzamenti del livello del Mare del Nord. E’ il caso della costruzione della diga dell’Oosterscheldekering, nella provincia occidentale della Zelanda olandese.

La grande diga di sbarramento Oosterscheldekering fa parte del progetto del Piano Delta, andato avanti tra il 1954 e il 1997. Si tratta del più grande sistema al mondo di protezione dal mare a tutela della zona densamente popolata della foce del Reno, della Mosa e della Schelda. Il Piano Delta è costituito da 13 opere idrauliche:  3 chiuse, 6 dighe e 4 barriere anti mareggiata. 

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