L’originale caso degli “acchiappanebbia” nel deserto dell’Atacama

Produrre acqua nel deserto

A qualche migliaio di chilometri a Sud della Colombia, esiste un meraviglioso ecosistema, più ostile del Paramo: il deserto dell’Atacama.
Il deserto di Atacama, si estende tra il Nord del Cile, il Nord ovest dell’Argentina, Il sud est della Bolivia e il sud del Perù. È uno dei deserti più aridi al Mondo, infatti nelle zone più centrali si possono registrare piogge (da 1mm in su) ogni 15- 40 anni.

Il deserto di Atacama è un luogo di interesse per l’industria mineraria, vista la presenza nell’arido sottosuolo di metalli molto richiesti dal mercato, il rame in testa. Questo tipo di industria si serve delle già scarse riserve idriche del sottosuolo, creando nei piccoli centri rurali un vero e proprio problema di approvvigionamento idrico.
Un tempo, l’unico rimedio per fronteggiare la scarsezza d’acqua era armarsi di pazienza, speranza e ballare in attesa della pioggia.
Oggi, invece, guardando agli svariati esempi che la natura – offre (il Paramo e i suoi frailejones su tutti), nel deserto più arido del Mondo si è cominciato a produrre acqua potabile dalla nebbia.

Produrre acqua nel deserto

 

Il deserto dell’Atacama presenta al suo interno alcune eccezioni alle inospitali condizioni di vita. Infatti, soprattutto nella zona costiera, dalla città di Antofagasta (una città cilena del nord, attraversata dal tropico del capricorno) fino a La Serena, nonostante le precipitazioni siano scarsissime, l’umidità in quota è circa del 98%, contro un 18% di umidità media nelle zone interne del deserto.
Percorrendo la celeberrima Panamericana (un sistema di strade di circa 26.000 chilometri lungo la costa pacifica) la mattina presto è possibile notare, quasi sempre, una spessa e densa nebbia: la Camchaca .
La Camchaca, che in Aymarà significa oscurità, è un tipo di nebbia che si crea sul litorale Nord cileno e Sud peruviano, per via dell’umidità che si alza dall’oceano Pacifico per effetto dell’irraggiamento solare. L’umidità che si libera dall’oceano rimane a basse altitudini, grazie all’alta pressione, dovuta principalmente all’ anticiclone del Pacifico.
Man mano che il giorno avanza, la Camchaca si riscalda e sale di quota, trasformandosi nelle nubi orografiche (le nubi sono costrette a risalire in quota quando incontrano una catena montuosa, la loro temperatura cala quindi creando condensazione e cioè precipitazioni).

Gli “acchiappanebbia”

 

Nel 1956, dopo una lunga siccità, il fisico cileno e ricercatore della Pontificia Universidad Catolica de Chile, Carlos Espinosa Arancibia cominciò ad interessarsi ai sistemi di raccolta di acqua dalla nebbia, proprio nei pressi delle alture della città di Antofagasta ed ebbe un’idea: catturare l’acqua della Camchaca attraverso l’installazione degli “acchiappa nebbia”. Gli “acchiappa nebbia” sono enormi reti metalliche tese tra due pali. Le reti metalliche sono formate da maglie dal diametro di 1 millimetro. Queste reti vanno posizionate ad un’altitudine che varia tra i 600 e i 900 metri, che è più o meno il livello sul quale staziona la Camchaca. L’umidità della nebbia, a contatto con la fredda superficie metallica – come accade sugli aghi dei frailejones colombiani – sviluppa condensa, creando goccioline che vengono condotte a valle da tubature che sfociano in enormi contenitori.
L’idea del professore fu subito brevettata e resa disponibile gratuitamente per l’Università Catolica del Norte, che cominciò a condurre studi per implementare e rendere più efficiente il sistema.
La prima vera installazione degli “acchiappa nebbia” avvenne ad opera di un gruppo di studiosi, geografi e antropologi, nel 1983, a 900 metri sulle colline del Tafo, ad una settantina di chilometri da La Serena[1].
Vennero condotti altri studi per capire meglio l’altitudine alla quale situare le maglie metalliche, per comprendere le correnti pacifiche e, nel 1992, l’acqua raccolta da questo primo sistema di “acchiappa nebbia”, lungo 6 metri e alto 4, venne utilizzata per rifornire di acqua potabile un villaggio di pescatori (Chungungo), che contava un centinaio di abitazioni.

Non solo acqua

 

Da allora gli studi sono continuati e con essi anche l’installazione degli “acchiappanebbia”, che vennero progressivamente raggruppati in stazioni di raccolta. Una delle più grandi si trova sulle alture di Peña Blanca a circa 600 km a Nord di Santiago.
Grazie all’ installazione di  6 “acchiappa nebbia” si è potuta creare una riserva di 100 ettari, nella quale, grazie all’acqua della Camchaca, si sono reintrodotte piante originarie che erano scomparse a causa della progressiva desertificazione.
Inoltre, grazie agli ”acchiappanebbia” si sono avviate anche attività micro industriali, come per esempio il caso della mini birrificio “atrapaniebla” che produce circa 24 mila litri di birra.
Gli “acchiappanebbia” oggi sono una concreta risorsa idrica per il Cile, ma anche per il resto del Mondo, in cui vi siano le stesse condizioni atmosferiche. La più grande installazione si trova in Guatemala (60 acchiappanebbia) e fornisce 4000 litri di acqua al giorno.

 

 

 

 

Pasquale Pagano

®Eco_Design WebMagazine

 

[1] Città costiera situata all’estremità sud dell’Atacama a circa 700km da Antofagasta. Famosa per essere la provincia nella quale la camchaca dà vita alla fioritura, per una settimana, del deserto.

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