Trashtag Challenge: quando i social fanno bene al mondo

A marzo di quest’anno si è diffusa la trashtag challenge, una sfida ambientalista, che ha come obiettivo ripulire il mondo dai rifiuti, ed è diventata virale.      

Intorno all’11 Marzo di quest’anno, a pochi giorni dalla marcia globale per il clima- promossa da Fridays For The Future– è apparso in rete un meme di tale Byron Roman.
L’uomo, un cinquantatreenne dell’Arizona, appare in una foto sdoppiata, prima e dopo, all’interno di un bosco guatemalteco, prima circondato da rifiuti, e dopo pulito. La foto era accompagnata dalla seguente didascalia: “Here is a new #challenge for all you bored teens”.
In poche ore il post ha ricevuto 300 mila like e tantissime condivisioni, tanto da diventare trading topic sui principali social, con l’hashtag : #trashtagchallenge.

 

Tanti genitori, un solo obiettivo

 

Come succede spesso per i fenomeni web che diventano virali è difficile risalire all’ideatore iniziale della Trashtag. Infatti, questa nobilissima idea sembra avere diversi genitori.
Già nel 2015 l’avvocato e ambientalista indiano Afroz Shah aveva attirato l’attenzione dei media mondiali per aver contribuito in 21 mesi a ripulire i 2,5 km di costa della Versova Beach, a Mumbai.
Un migliaio di volontari raccolsero in totale più di 5,3 milioni di kg di rifiuti e l’iniziativa valse all’avvocato indiano il premio United Nations’ top Environmental Honor, che viene assegnato dall’Onu a personaggi che si sono distinti per le cause ambientaliste.
Inoltre, nello stesso anno negli Usa, Steve Reinhold ebbe l’idea di fotografare luoghi sporchi, pulirli, fotografarli di nuovo, e caricarli in rete, con l’hashtag di accompagnamento #Trashtagchallege.

 

La trashtag in Italia

 

Così, la sfida è approdata anche in Italia coinvolgendo, molte persone (le fonti non specificano il numero), soprattutto sui social network, dove l’argomento è di tendenza.
Se la sfida corre veloce sui social, nel concreto, almeno in Italia, arranca. Nonostante questo, una delle città in cui il coinvolgimento è stato maggiore è Foggia.
Due ragazzi del posto hanno raccolto la sfida web ed hanno attaccato per tutta la città dei volantini per esortare i cittadini ad unirsi alla loro opera di pulizia.
In questo modo, i due hanno dato vita ad un appuntamento collettivo e regolare di pulizia dei vari quartieri cittadini. Ad oggi siamo alla quarta giornata di pulizia e il coinvolgimento è cresciuto.

Non solo trashtag

 

Oltre alla trashtag challenge, in questo periodo, sul web si possono trovare altre interessanti attività che mescolano l’amore per lo sport all’aria aperta e il desiderio di vivere in un mondo libero di rifiuti. Lo sport del momento per gli appassionati dell’ambiente è il Plogging.
Questa disciplina è nata, un paio d’anni fa, da un’idea del podista svedese Erik Ahlström, che si trovava a correre in un parco, circondato da cartacce. Il podista, durante le sue corse di allenamento, cominciò a portare con sé alcuni sacchi per raccogliere i rifiuti che incontrava lungo il cammino. Una volta terminato l’allenamento cominciò a postare le foto per documentare la sua attività.
Successivamente, coniò il nome plogging, che deriva dall’unione della parola inglese plocka up (raccogliere) e quella inglese running (correre).
Oggi questo sport è una realtà anche in alcune città italiane come Milano, Firenze, Bergamo e Bologna ed è occasione per aumentare la coscienza verso il problema dei rifiuti nelle aree verdi urbane delle nostre città.
Insomma, la consapevolezza verso un mondo libero dai rifiuti passa anche dai fenomeni virali del web, aspettando il prossimo, speriamo che la trashtag continui la sua diffusione virale.

 

Pasquale Pagano

®Eco_Design WebMagazine

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