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Green designer: in cosa consiste questa nuova professione

Cresce anche in Italia una generazione di creativi chiamata a riprogettare tutto ciò che ci circonda in modo ecosostenibile

Suona la carica del green designer o, più semplicemente, del disegnatore industriale verde. Piano piano, questa figura si sta facendo strada anche in Italia ma il primato spetta alla Svezia, dove l’ecodesign è qualcosa di più che una moda o ‘tendenza’. La sfida, in effetti, sta nel riprogettare tutto ciò che ci circonda per renderlo più efficiente e rispettoso della natura. Più ‘green’ appunto.

Chi è il green designer

Occorrono  professionisti con competenze specifiche. Meglio avere in tasca una laurea in disegno industriale ma anche facoltà come architettura e ingegneria possono dare un’iniziale formazione da supportare poi con un master. I compiti del green designer consistono nel dare nuova vita ai materiali di scarto, ridurre il consumo delle risorse, riciclare pensando a nuove forme di innovazione sostenibile. Nel design ecofriendly è il tempo dei giovani.

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Perché l’ecodesign è una necessità

È la nuova frontiera del design: impossibile progettare senza tenere conto del ciclo di vita completo dei prodotti. Oggi più che mai ripensare ai materiali diventa una necessità: li sceglie, appunto, il green designer, in base ai principi di ergonomia, sicurezza e gradevolezza per chi li acquisterà e li utilizzerà, riducendo magari imballaggi e costi di trasporto. Esistono addirittura due metodologie di lavoro: LCA (Life Cycle Analysis), che valuta il ciclo di vita dei prodotti e SPD (Sustainable Product Design), che misura l’attenzione per gli aspetti ambientali, sociali ed etici.

LCA (Life Cycle Analysis)

Misura come interagisce un prodotto con l’ambiente, prendendo in esame l’intero ciclo di vita che comprende le fasi di preproduzione (origine dei materiali), produzione, distribuzione, uso e riuso, smaltimento finale. Si tratta di una procedura standardizzata a livello internazionale secondo le norme ISO 14040 e 14044.

SPD (Sustainable Product Design)

Testa la capacità del progettista di includere nella creazione dell’articolo anche elementi etici e sociali.  Un esempio? L’imballaggio, che produce spreco e immondizia, compete al green designer, che deve sempre aver presente il cliente come utilizzatore finale del prodotto del quale deve tenere sotto controllo l’impatto ambientale.

Best pratices

Mattia Talarico e Alberto Maria Spingor hanno vinto il primo e secondo posto all’ultimo concorso Legnodingegno (marzo 2017) promosso dal consorzio Rilegno che ha visto sfidarsi giovani ecodesigner a colpi di fantasia nel recupero.

Gemini di Mattia Talarico

 Gemini e SmartPod, progetti vincenti di green design

La creazione di Mattia Talarico si chiama Gemini, un originale ed elegante portabottiglie ricavato dalle doghe in legno delle barrique dove invecchiano i vini più pregiati. Uno scarto? No, anzi. Di fronte a una barrique scomposta pezzo per pezzo, il giovane talento è riuscito a cogliere le somiglianze e le differenza tra una doga e l’altra, proprio come dei gemelli. Alberto Maria Spingor, giovane architetto di Torino, ha ideato invece lo SmartPod, realizzato con legno di scarto: un oggetto che sta bene all’ingresso della casa perché raccoglie i cellulari e allo stesso tempo li ricarica attraverso un alimentatore a induzione universale. Largo ai giovani!

 

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