Alimentazione, fate attenzione alle etichette!

Consigli per acquisti consapevoli e senza sorprese indesiderate

Tantissimi prodotti sugli scaffali, poco tempo a disposizione e offerte in evidenza. Molto spesso questi tre fattori non aiutano a fare acquisti salutari e attenti. Cosa possiamo fare per non ritrovarci con un carrello della spesa pieno di alimenti non genuini o di dubbia provenienza? Partiamo dalle etichette.

Lista della spesa alla mano e pronti per i nostri acquisti. Ma quando siamo al supermercato sappiamo davvero cosa stiamo comprando? I prodotti sugli scaffali sono ordinati in maniera strategica, per colori, prezzi, e spesso ci lasciamo condizionare da pubblicità o offerte senza pensare a cosa stiamo effettivamente acquistando, da dove provengono e alle indicazioni sulle etichette.

Per orientarsi fra gli scaffali del supermercato ed evitare sorprese indesiderate a tavola il Ministero della Salute ha stilato un decalogo. Tra i punti come primo compare quello di imparare a leggere scrupolosamente le etichette, la carta d’identità di un alimento. Facciamo attenzione anche alle illustrazioni riportate sulle confezioni, sono puramente indicative e hanno lo scopo principale di richiamare l’attenzione del consumatore, quindi non sono necessariamente legate all’aspetto reale del prodotto. Attenzione anche all’ordine degli ingredienti di un prodotto (spesso sono indicati per ordine decrescente di quantità).

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Controllare sempre il peso netto/sgocciolato dell’alimento. Spesso possiamo essere tratti in inganno dalle dimensioni delle confezioni. Se si soffre di allergie alimentari, controllare nell’elenco degli ingredienti la presenza di eventuali allergeni.  Se compriamo pesce in pescheria facciamo attenzione ai i cartelli esposti, accanto al pesce fresco si può vendere anche pesce decongelato e il venditore è tenuto ad esporre le indicazioni obbligatorie, tra cui quelle sulla provenienza

A parità di qualità e prezzo preferire gli alimenti confezionati con materiale riciclato/riciclabile; leggendo bene le indicazioni sul materiale utilizzato per il confezionamento o l’imballaggio (AL alluminio, CA cartone, ACC acciaio ecc), daremo una mano alla salvaguardia dell’ambiente. (Fonte Il  Ministero della Salute).ù

Come leggere correttamente un’etichetta?

Per prima cosa sull’etichetta troviamo indicati:

  • il nome e la ragione sociale del produttore o del confezionatore;
  • la categoria commerciale del prodotto e il lotto di produzione;
  • durabilità del prodotto (data entro la quale si mantiene inalterato e in buone condizioni);
  • elenco degli ingredienti (da leggere con molta attenzione, indicati in ordine decrescente di quantità, cioè dal più abbondante al più scarso);
  • dopo il nome del singolo ingrediente compare spesso un numero percentuale: il QUIDQuantitative Ingredient Declaration, che indica in quale percentuale l’ingrediente è presente nel prodotto;
  • sull’etichetta compaiono anche i consigli d’uso, la modalità di produzione, le proprietà intrinseche, l’origine e provenienza delle materie prime (facciamo attenzione al luogo di provenienza dell’alimento, che è diverso dal Paese di origine, cioè quello dove il prodotto è integralmente ottenuto).

Quelle piccole scritte quei nomi apparentemente incomprensibili e numeri misteriosi, sono il nostro più prezioso alleato”.  A dirlo le autrici di una guida utile per scegliere consapevolmente cosa acquistare “Occhio all’Etichetta!”  Lucia Cuffaro e Elena Tioli.

Data di scadenza e Nutriscore: tutte le novità.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha messo a punto un sistema per consentire alle azienda una scelta più agevole tra termine minimo di conservazione e data di scadenza.  Si presentato  in etichetta con due informazioni diverse: “da consumarsi preferibilmente entro il …” e “da consumarsi entro il…”. La prima, si riferisce alla qualità: quel cibo sarà sicuro da consumare anche dopo la data che figura in etichetta ma potrebbe non essere nelle condizioni ottimali. La data di scadenza, invece, ha a che fare con la sicurezza degli alimenti: i cibi possono essere consumati fino a una certa data, ma non dopo, anche se hanno un bell’aspetto e un buon odore.

La Commissione europea stima che fino al 10% degli 88 milioni di tonnellate di sprechi alimentari prodotti ogni anno nell’UE sia connesso all’indicazione della data di scadenza sugli alimenti.

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Kostas Koutsoumanis, presidente del gruppo di esperti EFSA sui pericoli biologici, ha dichiarato: “Informazioni chiare e corrette sulla confezione e una miglior comprensione e applicazione dell’indicazione della data appropriata sugli alimenti da parte di tutti i soggetti coinvolti possono contribuire a ridurre gli sprechi alimentari nell’UE, pur continuando a garantire la sicurezza degli alimenti. Il parere scientifico rappresenta un passo avanti in tale direzione”. Lo strumento messo a punto dall’Efsa è strutturato in forma di albero decisionale contenente una serie di domande a cui l’operatore del settore alimentare deve rispondere per orientarsi verso l’opzione di etichettatura più opportuna

Intanto l’etichetta francese Nutri-score (etichetta a semaforo) continua a far discutere. “L’Italia non proseguirà nel negoziato europeo per un testo di conclusioni del Consiglio Agrifish sulle etichettature alimentari“, ha affermato la Ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, annunciando l’intenzione dell’Italia di abbandonare il tavolo Ue per come le trattative in corso a Bruxelles non seguono “un approccio neutrale e abbiano confermato l’impossibilità di un’intesa”.

Il riferimento è all’atteggiamento della Germania che vuole forzare la mano e accelerare i tempi per l’adozione di un’etichetta nutrizionale comune europea, imponendo di fatto il Nutriscore, l’algoritmo francese che boccia  gli alimenti troppo grassi, salati e zuccherati ma non distinguendo il tipo di grassi finisce per dare il colore rosso all’olio extravergine di oliva o al Parmigiano Reggiano.

In Europa hanno adottato il Nutriscore scelto da cinque paesi comunitari FranciaSpagnaGermania, Belgio, Paesi Bassi, adottata già da Nestlé e Danone e sostenuta dal Beuc. Esiste poi un fronte avverso di paesi formato da Italia, Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Lettonia, Romania e Ungheria contrario all’etichetta a semaforo. L’Italia da parte sua ha adottato il logo nutrizionale facoltativo denominato NutrInform Battery, ovvero la risposta italiana al Nurtriscore francese.

Insieme ad altri Paesi Ue chiediamo da tempo che si lavori ad un possibile schema di etichettatura nutrizionale trasparente, in grado di aiutare i consumatori a prendere decisioni consapevoli a mezzo di informazioni fattuali sugli elementi nutritivi di un prodotto alimentare. Chiediamo che i prodotti tradizionali siano protetti e i consumatori rispettati, nel quadro di un approccio che favorisca diete bilanciate, senza discriminare alcun prodottoha dichiarato la  ministra Bellanova 

Una spesa green e made in Italy: i dati

Secondo l’ultimo studio dell’Osservatorio Immagino realizzato da GS1 Italy in collaborazione con Nielsen, gli italiani al supermercato sono sempre più attenti alla sostenibilità anche quando si tratta di decidere quali prodotti scegliere.  Ne è risultato un rapporto, dal titolo “Le etichette dei prodotti raccontano i consumi degli italiani”, nel quale vengono incrociate le informazioni riportate sulle confezioni dei circa 112 mila prodotti digitalizzati a dicembre dell’anno scorso.

Il primo dato importante ci dice che soprattutto i consumatori più giovani orientino i loro acquisti sulla base delle informazioni nutrizionali che si leggono, usualmente, sul retro della confezione.

Si legge anche nella ricerca che “sono state analizzate le caratteristiche rilevate in etichetta e sul packaging di 79.838 prodotti del mondo food e sono stati selezionati quei prodotti che riportano i claim ‘prodotto in Italia’.  Il risultato, dunque, è che sono state 20 mila le referenze di prodotti che nel 2019 riportavano sull’etichetta un’indicazione riferita alla loro italianità, per una percentuale che supera “il 25% del totale food”.

Spesa sostenibile, come fare acquisti nel rispetto dell’ambiente?

Secondo i dati raccolti da Supermercato24 quasi un quarto (23%) degli italiani conferma di non acquistare mai prodotti fuori stagione, mentre il 62% afferma di preferire alimenti di stagione. Sono dati incoraggianti che mostrano la maggior consapevolezza dei consumatori nell’orientarsi sempre più verso uno stile di vita sostenibile e rispettoso dell’ambiente.  Una spesa davvero consapevole deve tenere conto anche del packaging, scegliere solo prodotti con imballaggi ridotti, facilmente riciclabili o realizzati con materiali riciclati. 

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