Politica Agricola Comunitaria (PAC), qual è il futuro dell’agricoltura?

La riforma definita dagli ambientalisti "condanna a morte per le piccole aziende e l’ambiente"

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La nuova riforma PAC è stata approvata ad ottobre, una riforma per aumentare la produttività dell’agricoltura e indirizzarla verso il modello del Green Deal.  Ma secondo gli ambientalisti penalizza invece la biodiversità e i piccoli agricoltori.

A fine ottobre il Parlamento Europeo ha approvato una riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria) che sancisce il futuro della nostra agricoltura, orientata verso il modello del Green Deal, la rivoluzione economica verde che ha come obiettivo quello di azzerare le emissioni di anidride carbonica nel 2050.

Secondo le associazioni ambientaliste però questa riforma è debole, una vera “condanna a morte per le piccole aziende e l’ambiente”.  Gli ambientalisti e le sinistre spingevano per rifiutare in blocco la riforma della PAC sostenuta da centrodestra, socialdemocratici e liberali, rappresentati da diversi gruppi tra cui Renew Europe di cui fa parte anche il francese Pascal Canfin, presidente della commissione ambiente del Parlamento Ue. Canfin ha dichiarato che “la proposta del Parlamento è un passo avanti perché prevede che la Commissione europea dovrà valutare la coerenza dei piani agricoli nazionali con gli obiettivi del Green Deal e in particolare con la strategia “Farm to Fork” (dalla fattoria alla forchetta) e con la strategia per la biodiversità”.

Una posizione del tutto contraria a quella manifestata dagli ambientalisti che ritengono questa nuova Pac “troppo allineata alle richieste pervenute dalla lobby degli allevatori e delle aziende che fanno agricoltura intensiva“.

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Ma cosa è la PAC? Varata nel 1962, la politica agricola comune (PAC) rappresenta una stretta intesa tra agricoltura e società, tra l’Europa e i suoi agricoltori. Persegue i seguenti obiettivi:

  • sostenere gli agricoltori e migliorare la produttività agricola, garantendo un approvvigionamento stabile di alimenti a prezzi accessibili;
  • tutelare gli agricoltori dell’Unione europea affinché possano avere un tenore di vita ragionevole;
  • aiutare ad affrontare i cambiamenti climatici e la gestione sostenibile delle risorse naturali;
  • preservare le zone e i paesaggi rurali in tutta l’UE;
  • mantenere in vita l’economia rurale promuovendo l’occupazione nel settore agricolo, nelle industrie agroalimentari e nei settori associati.

La PAC è una politica comune a tutti i paesi dell’Unione europea, gestita e finanziata a livello europeo con risorse del bilancio dell’UE (Fonte Commissione Europea)

Questa riforma comprende una fetta enorme del budget europeo, circa un terzo del totale, con 387 miliardi di euro che saranno destinati alle politiche agricole nel periodo 2021-2027.

La plenaria del Parlamento europeo ha respinto la proposta della Commissione europea di tagliare i sussidi agli allevamenti intensivi e aumentare i finanziamenti destinati alle misure ambientali e al suo posto è stato approvato un accordo tra i maggiori gruppi parlamentari che riserva alle pratiche agricole ecologiche solo il 20% dei fondi della Pac.

Tra le proposte più dannose, c’è la decisione di cancellare l’obiettivo di riservare almeno il 10% di aree per la tutela della biodiversità all’interno delle aziende agricole, attraverso la creazione di stagni, siepi e piccole zone umide, quella di continuare a drenare le torbiere, fonte del 25% delle emissioni del settore agricolo europeo, e la scelta di eliminare il divieto di arare e convertire i prati permanenti nei siti Natura 2000.

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Secondo Greenpeace, “il piano approvato dal Parlamento europeo non è in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo, né con la strategia ‘Farm to Fork’ e neppure con la strategia per la biodiversità pubblicati all’inizio di quest’anno“. Greenpeace chiede alla Commissione europea di “ritirare la proposta per la nuova PAC e di ripartire da zero col processo legislativo“.

Quella che doveva essere l’occasione storica per promuovere la riconversione ecologica di un settore che ha livelli di produzione insostenibili per l’ambiente ed è spesso anche poco remunerativo per tanti agricoltori italiani – scrive Greenpeace – è diventata l’ennesima riprova del potere delle lobbies dell’agricoltura industriale e della priorità che hanno i loro interessi sulla salute di persone e ambiente. Negli ultimi 60 anni, la politica agricola europea è stata totalmente cieca rispetto all’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e con questa decisione il Parlamento Ue non fa altro che continuare volontariamente in questa direzione, ignorando gli avvertimenti della scienza sulla necessità di invertire rotta per affrontare la crisi climatica.”

Secondo un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA: European Environment Agency) “State of Nature”, lo stato di conservazione degli ecosistemi naturali è sempre più minacciato e che queste minacce arrivano in buona parte dalle attività agricole. Molte pratiche agricole mettono a rischio la biodiversità perché contribuiscono a ridurre il numero di specie animali e vegetali che popolano gli ecosistemi, ad esempio attraverso la deforestazione (per fare spazio a nuove colture e allevamenti) e il drenaggio delle torbiere.

Agricoltura e allevamenti intensivi, attraverso il cambio di utilizzo dei suoli, contribuiscono all’aumento delle emissioni di gas-serra, perché foreste e torbiere sono bacini naturali in grado di assorbire l’anidride carbonica.

Gli allevamenti, inoltre, come emerso da un recente studio di Greenpeace su dati FAO, producono ingenti quantità di gas-serra, tra cui soprattutto metano (che deriva dal letame e dalla fermentazione enterica del bestiame, vale a dire dalla loro digestione) e ossidi di azoto per via dell’uso di fertilizzanti chimici (studio Greenpeace). 

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La nuova Pac dovrebbe entrare in vigore nel 2023, dopo due anni di regolamentazione transitoria, dal momento che le attuali regole in vigore scadranno il 31 dicembre 2020. Gli eurodeputati hanno votato sulla base di una proposta del 2018 della precedente Commissione europea a guida Juncker, quando il commissario per l’agricoltura era l’irlandese Phil Hogan, ex commissario dell’attuale collegio von der Leyen.

Vedremo cosa succederà entro la fine dell’anno e se verranno ascoltate le critiche mosse da chi si è opposto alle direttive inserite nella nuova PAC. 

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