Inquinamento atmosferico e salute, come migliorare la salute dei bambini e delle famiglie

Le proposte delle società scientifiche pediatriche e del gruppo di lavoro “Ambiente e primi 1000 giorni”

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Il 15% dei bambini italiani è esposto ai valori Pm 2,5 superiori ai limiti di legge. Rispetto alla propria capacità respiratoria e comportamentale sono più a rischio degli adulti”, spiega la dott.ssa Stefania Russo, della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) che ha partecipato alla rilettura e considerazioni del documento del progetto “I primi 100 giorni”.

“L’inquinamento atmosferico è un problema globale e rappresenta la più importante minaccia ambientale per la salute pubblica”. Si apre così il documento di consenso nato nell’ambito del progetto ‘Ambiente e primi 1000 giorni’, ovvero ‘Coorti di nuovi nati, esposizioni ambientali e promozione della salute nei primi 1000 giorni di vita: integrazione dei dati di esposizione con dati molecolari ed epigenetici’.

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Hanno sottoscritto e aderito al documento l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), Ambiente e primi 1000 giorni, la Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP), la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN).

Uno degli obiettivi del progetto “I primi 1000 giorni” è quello di aumentare le conoscenze sul carico di esposizione ambientale in Italia delle donne in gravidanza, dei feti e dei bambini (I primi 1000 giorni), fornendo in questo modo informazioni essenziali a ridurre le esposizioni a inquinanti ambientali e atmosferici e promuovendo quindi la salute in età pediatrica e adulta.

Per raggiungere tale obiettivo ci si propone, coinvolgendo sia le associazioni scientifiche sia gli stakeholders, di fornire documenti di consenso basati sulle evidenze raccolte che riguardano le possibilità/priorità d’intervento nel contesto italiano rivolti ai decisori politici.

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Il documento identifica le priorità di intervento che le società scientifiche e il gruppo di lavoro “I primi 1000 giorni” si impegnano a promuovere attivamente. Le azioni promosse sono state identificate grazie a una revisione della letteratura sull’efficacia dei possibili interventi implementabili a livello politico (nazionale o locale) e dai singoli individui per migliorare la qualità dell’aria e per ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico.

Il 15% dei bambini italiani è esposto ai valori Pm 2,5 superiori ai limiti di legge. Rispetto alla propria capacità respiratoria e comportamentale sono più a rischio degli adulti. – spiega la dottoressa medico pediatra Stefania Russo, presidente del Comitato scientifico di ANTER, e membro della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIM) che ha partecipato alla rilettura e considerazioni di questo documento –  L’impegno per far vivere i bambini in un mondo più pulito è fondamentale. Da qui un decalogo che coniuga il discorso educazionale con la tutela della loro salute”.

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Dall’attività fisica in spazi verdi un’ora al giorno alla mobilità attiva (bici e passeggiate); dall’evitare di stare in ambiente esterni d’estate dalle ore 12 alle 18 (in quanto i livelli di ozono sono più elevati) al favorire le uscite nelle ore in cui il rischio è minore; dal cercare di non mettere i passeggini a favore dei gas di scarico ed evitare ambienti trafficati (oltre agli scarichi delle auto anche i pneumatici più corrosi possono rilasciare particelle) all’evitare di fumare in presenza di bambini. “Si tratta di alcuni accorgimenti che potrebbero sembrare banali ma che in realtà sono cruciali per fare precauzione e ridurre il rischio di esposizione dei bambini e la capacità con cui ciò possa influire sullo sviluppo neurologico degli stessi”, afferma la dottoressa Russo.

Come si legge nel documento, i bambini sono particolarmente vulnerabili durante lo sviluppo fetale e nei loro primi anni (i cosiddetti primi 1000 giorni di vita), quando i loro organi (ad esempio, i polmoni e il sistema nervoso centrale) sono ancora in fase di maturazione. Possono passare molto tempo all’aperto, giocando e facendo attività fisica in aria potenzialmente inquinata; sono soggetti a un lungo periodo di esposizione agli inquinanti.

Oltre alla qualità dell’aria all’esterno può essere rilevante la qualità dell’aria negli ambienti confinati (quali abitazioni, scuole, palestre, aree di aggregazione, luoghi di lavoro) dove i bambini e le donne in gravidanza possono trascorrere buona parte della loro giornata e l’esposizione agli inquinanti indoor è rilevante per quantità e durata, si legge sempre nel documento.

Numerosi studi hanno collegato l’esposizione precoce all’inquinamento atmosferico a esiti negativi durante la vita fetale e alla nascita, ad aumento della mortalità infantile, a disturbi dello sviluppo neurologico, all’obesità infantile, a compromissione della funzione polmonare, ad asma e otite media. Le prove scientifiche sono quindi già sufficienti per adottare da subito misure chiare e concrete per ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico delle donne in gravidanza e dei bambini, in particolare nei primissimi anni di vita.

Per visionare tutto il documento QUI

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