Inquinamento, miglioramento della qualità dell’aria con lockdown, ma non è sufficiente

I dati EEA sulla qualità dell’aria in Europa nel 2020

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“L’inquinamento atmosferico è ancora un grave rischio per la salute degli europei”. Ad affermarlo è l’EEA, l’European Environment Agency: inquinanti atmosferici ancora troppo elevati in Europa. 

Per avere un quadro completo sullo stato di salute e della qualità dell’aria nei Paesi europei, l’European Environment Agency (EEA) ha pubblicato “Europe’s air quality status 2021”, con un dato allarmante: “Le concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici rimangono troppo elevate nella maggior parte dei Paesi europei” e allo stesso tempo “la maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea supera almeno uno o più limiti legali dell’Ue per gli inquinanti nell’aria ambiente nel 2019″.

Anche se l’Italia è in linea con il generale miglioramento registrato dall’Agenzia europea per l’ambiente su tutti i principali inquinanti, specie in seguito al blocco delle attività nel corso dell’emergenza sanitaria, non basta per evitare gli sforamenti. Va leggermente meglio per i PM2.5 ma l’Italia resta però in coda alla classifica, insieme al blocco di paesi dell’Europa orientale e dei Balcani. Gran parte della pianura padana resta vicinissima ai valori di guardia (25 µg/m3), con alcuni sforamenti concentrati in provincia di Cremona e in Puglia.

In Italia la situazione nel 2020 è stata comunque sopra la soglia nel milanese, a Firenze, Roma e nell’area metropolitana di Napoli. In media, le stazioni in Europa con valori troppo alti (>40 µg/m3) sono crollate dal 6 all’1%.

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“L’apparente miglioramento della situazione nel 2020, con concentrazioni inferiori di PM10, PM2.5 e NO2, è in parte dovuto alle misure di blocco attuate durante lo scoppio della pandemia di COVID-19. Queste misure hanno comportato una riduzione di molte attività (come il trasporto su strada, l’aviazione, la navigazione, alcune industrie), mentre altre sono rimaste più o meno invariate (come l’agricoltura) o potrebbero essere aumentate come il consumo energetico delle famiglie”, spiega l’EEA.

I principali inquinanti atmosferici sono stati misurati in oltre 4.500 stazioni di monitoraggio in 40 Paesi europei, dimostrando che “l’inquinamento atmosferico è ancora un grave rischio per la salute degli europei“.

Nell’Europa centrale e orientale, la combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico e industriale provoca elevate concentrazioni di particolato sia fine che grossolano, nonché di benzopirene, un noto cancerogeno. L’esposizione al particolato fine provoca malattie cardiovascolari, cancro ai polmoni e altre malattie che portano a morti premature.

Nelle città più grandi persistono alte concentrazioni di biossido di azoto dovute al traffico stradale, con biossido di azoto legato ad asma e problemi respiratori. E, soprattutto nell’Europa meridionale, gli inquinanti emessi dalle attività umane reagiscono al calore e alla luce solare per produrre alte concentrazioni di ozono troposferico, legate a malattie cardiovascolari e irritazioni di occhi, naso e gola. Questo è ciò che si legge nel rapporto.

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Le Direttive dell’UE sulla qualità dell’aria ambiente fissano i valori massimi (limite e obiettivo) per i livelli di concentrazione per un totale di 13 inquinanti atmosferici. Sebbene questi valori si basino sull’AQG dell’OMS, tengono conto anche della fattibilità tecnica ed economica del loro raggiungimento negli Stati membri dell’UE. Per la maggior parte degli inquinanti atmosferici, gli standard di qualità dell’aria dell’UE sono meno severi dell’AQG dell’OMS.

Quando il limite massimo dell’UE o i valori obiettivo vengono superati, le autorità competenti (come un consiglio comunale) devono attuare piani e misure per la qualità dell’aria per ridurre i livelli di inquinanti atmosferici il più rapidamente possibile. Piani e misure per la qualità dell’aria possono essere attuati anche nei casi in cui la qualità dell’aria è buona, sia per mantenere livelli salutari che per migliorarli.

Tra i principali risultati emersi dai dati raccolti dall’EEA:

  • Particolato (PM10):  21 Paesi (di cui 16 Stati membri dell’Ue) hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite giornaliero dell’Ue nel 2019, mentre 31 Paesi hanno registrato concentrazioni superiori alle linee guida più rigorose dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) del 2005.
  • Particolato fine (PM2,5):  7 Paesi (di cui 4 Stati membri dell’Ue) hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’Ue nel 2019, mentre 28 Paesi hanno registrato concentrazioni superiori alle linee guida dell’Oms del 2005.
  • Ozono a livello del suolo (O3):  24 Paesi (di cui 19 Stati membri dell’Ue) hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’Ue nel 2019, mentre tutti i Paesi hanno registrato concentrazioni superiori alle linee guida dell’Oms del 2005.
  • Il biossido di azoto (NO2):  22 Paesi (di cui 18 sono stati gli Stati membri dell’Ue) con concentrazioni superiori al valore limite annuale Ue registrate nel 2019, che è lo stesso della linee guida OMs  2005.

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