Inquinamento indoor, quali rischi corriamo?

"Prima regola fondamentale: non fumare in casa", dottoressa Silvia Brini (ISPRA)

L’esposizione agli inquinanti dell’aria rappresenta un rischio per il benessere e la salute dell’uomo anche negli ambienti chiusi (indoor) dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. A cosa dobbiamo stare attenti e come tutelarci? Intervista alla dottoressa Silvia Brini (ISPRA).

A livello internazionale si è sviluppata una forte attenzione per l’inquinamento atmosferico, quello outdoor. Ma la popolazione, soprattutto nelle aree urbane, trascorre la maggior parte del tempo in ambienti chiusi (indoor). 

Ciò ha indotto la comunità scientifica ad occuparsi della contaminazione dell’aria negli ambienti di vita: l’inquinamento indoor può causare effetti indesiderati che vanno dal disagio sensoriale a gravi conseguenze sullo stato di salute (rapporto Ispra “Inquinamento indoor: aspetti generali e casi studio in Italia”).

Per ambienti indoor si intendono gli ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali, per i quali vige invece una specifica normativa, ed in particolare, quelli adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto. 

Secondo questo criterio, l’ambiente indoor comprende:
• le abitazioni,
• gli uffici pubblici e privati,
• le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, etc.),
• locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive, etc.)
• mezzi di trasporto pubblici e/o privati (auto, treno, aereo, nave, etc.).
Si tratta quindi di ambienti nei quali la popolazione trascorre gran parte del proprio tempo subendo, di conseguenza, un prolungato contatto con le potenziali sorgenti di inquinamento.

Per comprendere in che modo tutelarci dai rischi connessi all’aria che respiriamo tra le mura domestiche, la dottoressa Silvia Brini, rappresentante dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) nel gruppo di studio nazionale dell’inquinamento indoor, ci ha spiegato a cosa dobbiamo stare attenti e quali sono le principali fonti di inquinamento indoor

Attento all’aria che respiri…e non solo a quella esterna!

Dobbiamo preoccuparci più dell’aria che circola all’interno delle nostre abitazioni o di quella che respiriamo nelle strade?

Dobbiamo preoccuparci di entrambe. Quello che incide sulla nostra salute è l’esposizione agli inquinanti che respiriamo, legata sia alla quantità di questi nell’ambiente in cui ci troviamo, al chiuso o all’aperto, sia alla durata e al tempo di esposizione. In strada respiriamo le quantità che vengono misurate e riportate dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria ma ci stiamo per un tempo breve. Negli ambienti confinati, secondo analisi recenti, trascorriamo fino al 90% del nostro tempo, tenendo conto anche dell’emergenza sanitaria Covid-19 che stiamo vivendo. Anche la qualità dell’aria nelle nostre case deve essere buona e non metterci nella condizione di essere esposti agli agenti nocivi.

Quali sono le fonti di inquinamento indoor più rilevanti e quali sono i rischi per la nostra salute?

Nelle nostre abitazioni possiamo dividere le fonti di inquinamento in esterne ed interne.  Se l’aria esterna non è buona gli agenti inquinanti penetrano all’interno delle nostre case tramite finestre o  spifferi.

A questi si aggiungono quelle interne generate in base alle attività che svolgiamo, come la cottura di cibi, la pulizia della casa con detergenti o lavori di bricolage, manutenzione o ristrutturazione che ci portano ad usare colle e vernici.  Anche l’utilizzo di candele ed incensi o l’introduzione di mobili nuovi costruiti con materiali intrisi di solvente possono essere fonti di inquinamento indoor.

I composti organici volatili sono gli agenti più presenti e pericolosi perché cancerogeni. Li troviamo nelle vernici a base di solvente o nei detergenti che usiamo.  Altre particelle inquinanti e dannose sono quelle prodotte da attività di combustione nelle abitazioni, come i caminetti.

Rapporto ISPRA Inquinamento indoor: aspetti generali e casi studio in Italia

Ci sono delle stanze più pericolose rispetto ad altre all’interno della nostra abitazione?

La stanza da letto potrebbe essere un ambiente da tenere sotto controllo perché ci passiamo molte ore anche con le finestre chiuse. A seconda però delle attività che svolgiamo ogni stanza ha una sua pericolosità. La fonte principale di inquinamento indoor è il fumo di sigarette che rende qualsiasi ambiente critico.

Quali sono i soggetti più a rischio?

I bambini e le donne in gravidanza sono quelli che vanno più tutelati. Tali agenti inquinanti possono anche influire sullo sviluppo del feto. 

Un “killer” invisibile minaccia le nostre case. I soggetti più a rischio? I bambini e le donne in gravidanza

Per approfondimenti sulla ricerca condotta dall’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, promossa da ANTER clicca QUI

 

Cosa possiamo fare per ridurre l’inquinamento indoor negli ambienti in cui viviamo?

La prima regola fondamentale è non fumare in casa perché è la prima fonte di emissione di sostanze inquinanti. E’ importante aerare in maniera sistematica e continua i locali, specie nelle ore in cui c’è meno traffico, e se si svolgono attività di applicazioni di vernici o colle farlo tenendo sempre le finestre aperte o farlo su balconi. 

Selezionare accuratamente i prodotti che usiamo, dalle vernici ai detergenti per pulire la nostra abitazione, leggendo le etichette: per le vernici scegliere quelle che hanno il marchio Ecolabel o che abbiano una certificazione legata alle emissioni di composti organici volatili, prediligere quella a base di acqua e non di solvente quando si applicano all’interno.

E per lavare i pavimenti si può anche usare l’acqua molto calda che toglierà lo sporco senza intaccare la qualità dell’aria dei nostri ambienti.

Qualità dell’aria, come monitorarla?

Quanto si sa oggi sull’inquinamento indoor?

Gli studi e le analisi a riguardo ci sono ma, come viene indicato nella ricerca di ANTER, non c’è ad oggi una normativa che stabilisca quali sono i valori per gli inquinanti ritenuti più critici e che non devono esser superati per la tutela della salute delle persone, cosa che c’è invece per l’inquinamento outdoor.

Nei rapporti tecnici dell’Istituto Superiore della Sanità sono indicati metodi e modalità di campionamento e monitoraggio della qualità dell’aria.  Le informazioni tecnico-scientifiche non mancano, vengono fatte anche molte campagne nelle scuole. Ma se mancano delle norme diventa un problema mettere in atto delle misure efficaci e sensibilizzare di più le persone. 

Con l’emergenza sanitaria Covid-19 le persone  chiuse dentro casa avevano paura dell’aria esterna e chiudevano le finestre, aumentando così l’esposizione ad agenti inquinanti indoor.  Si è privilegiato studiare di più la relazione dell’inquinamento da particolato atmosferico con la diffusione del virus ma poteva essere una buona occasione per studiare gli effetti dell’esposizione indoor.  Ora sarebbe opportuno iniziare a farlo.

 

Per approfondimenti sulla ricerca condotta dall’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, promossa da ANTER clicca QUI

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