Come smascherare il falso Made in Italy all’estero? Ecco l’app ITA0039

Combattere il fenomeno dell'italian sounding e supportare l’economia italiana

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Arriva l’app che consente ai consumatori di smascherare i prodotti fake italian e riconoscere i veri ristoranti Made in Italy all’estero.  Si chiama ITA0039  e ha l’obiettivo di tutelare l’intera filiera agroalimentare e promuovere le eccellenze alimentari italiane. Ecco come funziona.

Quasi 100 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio. Più di due prodotti italiani su tre venduti nel mondo sono fake italian. Molti produttori stranieri, si servono di nomi, immagini, colori e marchi che evocano l’Italia, inducendo il consumatore ad associare erroneamente l’imitazione ad un prodotto autentico.

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Come fare per riconoscere il falso Made in Italy? L’ app Ita0039, studiata da Asacert, Organismo accreditato di Certificazione, Ispezione, Valutazione e Formazione, attivo a livello internazionale, consente di scoprire i ristoranti realmente italiani all’estero, consultarne il menù, l’indirizzo e prenotare. 

“Siamo stati tra i primi con il Protocollo Ita0039, in intesa con Coldiretti e FAI, e il supporto di ANRA, IFSE e PROMOItalia, a prendere le difese del vero patrimonio agroalimentare italiano, con un approccio tecnico”, commenta Fabrizio Capaccioli, Managing Director di ASACERT e Vicepresidente di GBC Italia.

Dal 1°dicembre l’app è scaricabile per IOS e Android, permette di scansionare i prodotti per verificare se sono realmente italiani e segnalare quelli falsi, contribuendo alla lotta contro il fenomeno del cosiddetto italian sounding e supportare l’economia italiana e i veri produttori e ristoratori tricolori. 

Grazie all’app ogni consumatore può smascherare i prodotti fake con un sistema di segnalazione attiva che gli porterà vantaggi diretti ad ogni segnalazione.

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Gli obiettivi dell’intero progetto ITA0039 |100% Italian Taste Certification sono la tutela del Made in Italy nell’ambito della ristorazione italiana all’estero, la tutela dell’intera filiera agroalimentare italiana dalla produzione fino alla trasformazione culinaria della materia prima; la promozione delle eccellenze alimentari italiane e la loro interconnessione; il contrasto alla contraffazione degli alimenti e i fenomeni riconducibili all’Italian Sounding, attraverso i quali si veicolano erroneamente, soprattutto all’estero, marchi, immagini e simboli del Made in Italy; mettere a disposizione veri prodotti italiani di filiera corta e certificata per ristoratori e clienti in cerca di genuini e salubri prodotti agroalimentari del nostro Paese.

Con il Progetto Ita0039, e con la nuova App– afferma Capaccioli, Ad Asacert- non vogliamo creare una black list dei ristoranti non in linea con gli standard di salubrità dei genuini prodotti realmente italiani, ma mettere in evidenza coloro che rispettano criteri di approvvigionamento e veridicità dei beni Made in Italy, che dicono di utilizzare“.

Cosa si intende per Italian Sounding?

Con l’accezione inglese “Italian Sounding” si definisce un fenomeno che consiste nell’utilizzo (su etichette e confezioni) di denominazioni, riferimenti geografici, immagini, combinazioni cromatiche e marchi che evocano l’Italia e in particolare, alcuni dei suoi più famosi prodotti tipici, dal parmigiano alla mozzarella.

Questo fenomeno induce in maniera ingannevole a credere che alcuni prodotti siano autentici italiani, quando in realtà di italiano hanno poco o nulla.

 

L’Italian Sounding costituisce una delle principali cause della ridotta incidenza dell’export italiano sul fatturato perché consente ad alcune aziende locali di avere un vantaggio competitivo che non meritano, producendo a prezzi più bassi ma collocando il prodotto su fasce superiori di prezzo grazie al richiamo all’italianità.  

Si tratta di un fenomeno, molto diffuso, nel settore agroalimentare diffuso maggiormente negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in America latina e in diversi altri mercati, inclusi quelli europei.  Chi perde maggiormente in questo meccanismo sono da un lato i produttori locali dall’altri i consumatori, a cui arrivano prodotti sempre più di bassa qualità.  

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