Sostenibile è bello: Livia Firth elogia la filiera tessile pratese

In collegamento via Skype da Londra, la produttrice cinematografica ha presentato il suo filmato intitolato "The true cost" contro la moda low cost che inquina l'ambiente e calpesta i diritti dei lavoratori

Cosa hanno in comune Livia Firth, la moda ecosostenibile e il distretto tessile pratese? La risposta è racchiusa in una serata organizzata al Museo del Tessuto il 6 dicembre scorso quando è stato proiettato il filmato The true cost  sui retroscena della moda low cost nelle fabbriche del Bangladesh e che è prodotto proprio da Livia Firth.
La moglie italiana del divo inglese baciato dall’Oscar con il film “Il discorso del re” è ambasciatrice di un concetto di “slow fashion”, il movimento che promuove la moda etica e responsabile. In collegamento via Skype da Londra, la direttrice creativa del brand Eco-Age, ha elogiato l’Italia e il distretto pratese della moda. “Organizzate delle bellissime iniziative a Prato su questi temi, voi che avete una filiera tessile e siete sensibili all’impatto sociale dell’industria della moda – ha detto Livia Firth – Nel vostro distretto ci sono aziende serie impegnate sul fronte dell’ecosostenibile. Spero che, dopo aver visto il mio documentario, vi siate indignati abbastanza per continuare a cambiare la situazione”.

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Il trailer del documentario prodotto da Livia Firth

 

“The true cost” rappresenta un atto di accusa contro un modello di produzione caro alle fabbriche del Bangladesh dove vanno a produrre giganti del fast fashion come H&M e Zara. Un pugno nello stomaco che mostra le immagini dello sfruttamento alla taglia e cuci in stanzoni fatiscenti.
L’iniziativa al Museo del Tessuto era stata organizzata in collaborazione con la startup pratese Rifò (Eco_Design ne ha già parlato) e con il Cid, il consorzio Detox nato per impulso di Confindustria Toscana Nord per sensibilizzare l’industria della moda sull’eliminazione delle sostanze tossiche lungo la filiera produttiva.

“Guardando il filmato sembra che sia scomparsa l’industria italiana della moda – ha fatto notare Andrea Cavicchi, presidente del consorzio Detox – Bisogna fare in modo che i grandi marchi tornino a investire in Italia ma per farlo devono pagare di più. Dobbiamo far capire il valore aggiunto di una produzione che avviene nel nostro Paese, che rispetta tutte le normative e non calpesta i diritti dei lavoratori”.

Una cernita di stracci

 

A chiedersi cosa ci sia veramente dietro un articolo di Zara e H&M che costa poche decine di euro è lo scrittore pratese Edoardo Nesi, già vincitore del Premio Strega: “Bisogna ripensare i modelli di consumo, comprando meno e meglio”. Presente alla serata al Museo del tessuto anche Nicola Giuggioli, fratello di Livia e amministratore di Eco-Age, la società che aiuta le aziende a diventare ecosostenibili e che nell’estate 2019 aprirà il primo ufficio in Italia, a Milano.

 

®Eco_Design WebMagazine

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